Italia – Svizzera: rottura dei rapporti commerciali?
La domanda si pone alla lettura delle notizie pubblicate da Il Sole 24 Ore sulle modalità con il fisco italiano intende verificare l’applicazione delle nuove norme inerenti all’obbligo di denunciare le operazioni commerciali con i paesi considerati a fiscalità privilegiata, quelli menzionati nella cosiddetta “black list”.
La Svizzera figura su questa lista dal 1999. Dal mese di luglio di quest’anno il volume di informazioni richieste alle ditte italiane in relazioni d’affari con i paesi “black list” è considerevolmente aumentato. Devono venir denunciati in dettaglio acquisti e vendite di beni e servizi, a scadenza anche mensile, se il volume degli scambi supera i 50′000 euro. Secondo gli specialisti che si stanno occupando del problema, la presentazione della documentazione richiesta non presenta ostacoli insormontabili.
Ma è chiaro che questi nuovi adempimenti amministrativi creano dei costi supplementari, che soprattutto per le ditte piccole e medie sono pesanti da sopportare. Recentemente si è letto di un commerciante che per un acquisto del valore di 500 € effettuato a San Marino – un paese “black list” – ha dovuto pagare 200 € al fiscalista che ha preparato la documentazione per l’Agenzia delle entrate.
Ciò che spaventa maggiormente sono i controlli che a quanto sembra la Guardia di finanza si appresta a fare. Per una ditta di piccole e medie dimensioni l’arrivo degli ispettori della finanza significa spesso la paralisi delle operazioni. Anche se poi tutto dovesse risultare regolare, c’è in ogni caso un impatto finanziario, che potrebbe scoraggiare queste ditte dal mantenere rapporti commerciali con paesi “black list”. L’adozione di questa linea dura, afferma il Sole 24 Ore, potrebbe quindi indicare la volontà di emarginare gli stati “black list” – fra cui figura anche la Svizzera – dall’economia italiana.
Si direbbe insomma che Roma abbia scelto la strada dell’intransigenza, anche a scapito dei propri interessi economici. Dopo la Germania la Svizzera è il secondo partner commerciale dell’Italia. Lo scorso anno l’Italia ha venduto alla Svizzera merci per 13 miliardi di euro, contro un volume di esportazioni dalla Svizzera verso l’Italia di 10 miliardi di euro.
Ma i provvedimenti italiani violano anche i trattati bilaterali conclusi dalla Svizzera con l’Unione europea, e che anche l’Italia sarebbe tenuta ad osservare. Lo ha denunciato alcuni giorni fa a Como Laura Sadis, direttrice del Dipartimento dell’economia del Canton Ticino, in occasione di un discorso all’Università dell’Insubria. Sollecitata dal governo di Bellinzona, la diplomazia svizzera è intervenuta in merito a Bruxelles, chiedendo alla Commissione dell’Ue di intervenire presso l’Italia per ottenere il rispetto degli impegni di non discriminazione e del trattamento nazionale degli accordi internazionali.
Anche la presenza della Svizzera sulla “black list”, secondo la diplomazia svizzera, viola gli impegni internazionali assunti dall’Italia. Nel 2004 la Svizzera ha infatti sottoscritto con l’Ue il trattato contro la frode, impegnandosi a collaborare anche nella lotta contro la frode fiscale. L’ambasciata svizzera in Italia ha quindi chiesto lo stralcio della Svizzera dalla “black list”, senza finora ottenere risposta.
Michele Andreoli
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