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Frontalieri: il PPD ticinese vuole rinegoziare gli accordi fiscali con l’Italia

9 dicembre 2010 – 22:59Nessun Commento

Colonne di frontalieri in dogana (foto L. Holländer)

Il partito popolare democratico ticinese (PPD) vuole ridefinire con l’Italia l’ammontare dei ristorni fiscali dei frontalieri. Oggi, il partito cattolico, ha presentato un’iniziativa cantonale, che mette in discussione l’accordo fra i due paesi, firmato nel 1974 e chiede la diminuzione del ristorno all’Italia delle imposte alla fronte pagate dai frontalieri.

L’accordo, attualmente in vigore e firmato fra Roma e Berna nel lontano 1974, va rivisto. Il PPD ritiene che l’ammontare pari al 38,8% delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri in Ticino (ma anche nei Grigioni e in Vallese) e riversato all’Italia, non sia più giustificato. Il partito cattolico popolare, chiede dunque a Berna, di abbassare questo tasso a livello al 12.5% analogo a quello in vigore con l’Austria. Questo assicurerebbe ai tre cantoni di frontiera un’entrata supplementare non indifferente. Per il Canton Ticino la cifra ammonterebbe a circa 30 milioni di franchi l’anno. Se la Confederazione non volesse rinegoziare l’accordo con l’Italia, il PPD chiede che sia Berna a versare nelle casse cantonali la differenza del ristorno sulla differenza tra il 38.8% concesso all’Italia e il 12.5% concesso all’Austria.

Il PPD chiede inoltre alla Confederazione di adoperarsi per cancellare la Svizzera dalla lista nera italiana in modo da agevolare il lavoro delle aziende elvetiche che commerciano con l’Italia e di rimediare all’assenza di reciprocità a danno dei residenti della fascia di frontiera svizzera che lavorano come dipendenti nella zona di confine italiana.

Red/Agenzie

 

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