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Accordi fiscali: frontalieri in fermento

10 gennaio 2015 – 12:122 Commenti

La prospettiva di un inasprimento del carico fiscale per i frontalieri, che sembra delinearsi in relazione alla revisione degli accordi fra Italia e Svizzera, preoccupa i frontalieri. Su Varesenews è stato pubblicato un appello ai politici locali, affinché si attivino per difendere gli interessi dei frontalieri. L’ipotesi dello splitting era già stata anticipata in ottobre dal capo negoziatore italiano Vieri Ceriani.

Secondo quanto è trapelato da Berna, si delinea un cambiamento abbastanza radicale della situazione fiscale dei frontalieri abitanti nella zona di confine, che attualmente pagano le tasse sul reddito ottenuto in Svizzera al fisco svizzero in base alle estremamente vantaggiose aliquote elvetiche. La nuova regolamentazione prevederebbe uno splitting del substrato fiscale fra Svizzera e Italia: al Ticino – che sarebbe liberato dall’onere dei ristorni – andrebbe il 70% dell’introito tassato le proprie aliquote, all’Italia il 30% calcolato secondo le aliquote Irpef italiane. Nei dettagli non è ancora dato capire come questo nuovo sistema dovrebbe funzionare, ma sembra che i ristorni destinati ai comuni di confine verrebbero aboliti.

L’ipotesi dello splitting era già stata preannunciata in ottobre in una intervista rilasciata al Corriere del Ticino dal capo negoziatore del Ministero dell’Economia e delle finanzie italiano Vieri Ceriani, responsabile delle trattative fiscali con la Svizzera. Interpellato sulla revisione dell’accordo sui frontalieri, Vieri Ceriani aveva risposto: “Stiamo lavorando ad un cambiamento del sistema d’imposizione, che prevede la reciprocità e la divisione dei diritti di tassazione. Una parte del salario verrebbe tassata in Svizzera, l’altra in Italia”, precisando poi che questo “splitting” avrebbe permesso di eliminare il problema dei ristorni.

Questa prospettiva preoccupa naturalmente frontalieri e comuni di confine, che si chiedono se i loro interessi siano stati sufficientemente tutelati durante il negoziato. Il tempo però stringe. Secondo nuove indiscrezioni, provenienti questa volta dall’Italia, l’accordo fiscale è di fatto già stato definito, e potrebbe venir parafato a giorni, per poter poi venir messo in vigore entro la fine di febbraio, in modo da poter rendere operativa la legge entro il 2 marzo. Questa è la data fissata dalla legge italiana sulla “volontary disclosure” per siglare eventuali accordi con i paesi attualmente inseriti nelle “black list” dei paesi a fiscalità privilegiata.

Sembra che la revisione dell’accordo del 1974 sulla tassazione dei frontalieri sia stato affrontato per ultimo dai negoziatori. La Svizzera ha insistito per regolare nell’ambito di questo negoziato tutta una serie di temi, primo fra tutti la regolarizzare la posizione dei capitali sottratti alla tassazione dei fisco italiano depositati in Svizzera. Si è voluto inoltre rivedere la Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni e l’accordo sull’imposizione dei frontalieri, entrambi ormai superati dai tempi. Altro obiettivo del negoziato, l’accesso ai mercati finanziari per gli operatori svizzeri, e naturalmente lo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane dei paesi a fiscalità privilegiata.

Red.

 

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  10. In quale testo di legge vengono definite le categorie “frontalieri fiscali” e “residenti fiscali esteri”, cioè frontalieri di fascia A e B ?

 

2 Commenti »

  • Mario scrive:

    Essendo in ambito di congetture, il testo potrebbe prevedere una tassazione del reddito in Svizzera (Imposta alla Fonte) secondo i parametri attualmente esistenti e poi la tassazione in Italia, secondo le aliquote IRPEF italiane, del medesimo reddito, con la detrazione della franchigia (7′500 euro? non ricordo) o di quanto già versato in Svizzera a seconda dei casi. Praticamente l’equiparazione del frontaliere fiscale a quello di “libera circolazione”. Ristorni ridotti o eliminati. Quello che è sicuro è che i frontalieri fiscali avranno grattacapi fiscali (e relative spese) a cui non sono per niente abituati.

  • anna scrive:

    articolo molto chiaro, ma ho una domanda sullo splitting: questo principio verrebbe applicato solo ai lavoratori italiani residenti nella fascia frontalieri oppure a tutti i cittadini italiani che lavorano in Svizzera? Non mi è chiaro cosa succede con il nuovo accordo a chi lavora in Svizzera e risiede al di fuori della fascia frontaliera.
    grazie mille

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