Accordi fiscali svizzeri: Bruxelles approva
Gli accordi fiscali bilaterali fra la Svizzera la Germania e la Gran Bretagna, che prevedono la legalizzazione dei fondi neri in cambio di una imposta liberatoria, sono compatibili con il diritto europeo.
Lo ha reso noto a Bruxelles il commissario europeo per la fiscalità Algirdas Semeta. In un primo momento gli organi comunitari avevano espresso delle riserve, alle quali Berna e i paesi interessati avevano risposto modificando in alcune parti gli accordi.
I dubbi riguardavano la tassazione dei rendimenti futuri degli investimenti. Il trattamento fiscale di questi introiti è ora stato scorporato dagli accordi, e verrà effettuato in armonia con gli accordi in vigore fra la Svizzera e l’Unione europea. Il recente accordo con l’Austria non è ancora stato esaminato. Unica incognita sull’entrata in vigore degli accordi è ora rappresentata dall’opposizione politica manifestatasi soprattutto in Germania, che potrebbe ancora portare all’annullamento, in sede parlamentare, dei risultati ottenuti.
Per la piazza finanziaria svizzera la conclusione di questi accordi è di grande importanza, in quanto permetterà alle banche svizzere di operare sul mercato europeo salvaguardando il segreto bancario. Il prezzo da pagare non è comunque irrilevante: le banche svizzere si impegnano a fungere da esattori fiscali per i paesi d’origine dei detentori dei fondi neri, versando alle rispettive autorità fiscali una imposta preventiva che varia dal 21% al 41% su interessi, dividendi e altri redditi del capitale. I redditi dai quali verrà dedotta l’imposta liberatoria non dovranno più essere dichiarati a un’autorità fiscale estera.
L’obiettivo di arrivare allo scambio automatico di informazioni fiscali rimane comunque un obiettivo dell’Unione europea. A questo riguardo il commissario europeo Semeta ha espresso l’auspicio che Austria e Lussemburgo accettino finalmente che la Commissione europea apra in merito una trattativa anche con la Svizzera e altri Stati extracomunitari. Sostenendo indirettamente le posizioni svizzere, Austria e Lussenburgo sono finora riuscite a salvaguardare le forme particolari di segreto bancario in vigore nelle rispettive piazze finanziarie.
Verso lo sblocco dei ristorni?
La decisione positiva degli organi dell’Unione europea potrebbe anche preludere all’avvio di trattative con l’Italia in merito ai problemi fiscali in sospeso. Il governo Monti ha infatti ripetutamente sottolineato di voler allinearsi alle posizioni di Bruxelles. Il nulla osta odierno dovrebbe quindi permettere di uscire dal vicolo cieco in cui si trovano da oltre due anni le trattative sul contenzioso fiscale tra Svizzera e Italia, da cui dipende anche lo sblocco del versamento dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ai comuni italiani di frontiera.
M. A.
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