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Accordi fiscali: Monti dice sì ma prima i ristorni

1 maggio 2012 – 14:28Nessun Commento

Mario Monti, residente del Consiglio italiano

Il presidente del Consiglio italiano Mario Monti è pronto alla trattativa con la Svizzera per discutere un nuovo accordo fiscale. Analogamente ha quanto hanno fatto Regno Unito, Germania e ultimamente anche Austria, Roma è decisa a rompere gli indugi. Tuttavia, Monti ha posto come condizione lo sblocco dei ristorni e il rispetto, da parte della Svizzera, dei trattati fiscali attualmente in vigore. Pronta la risposta del Canton Ticino, che lo scorso anno aveva bloccato unilateralmente i ristorni: “faremo la nostra parte appena Berna e Roma si siederanno attorno a un tavolo negoziale”.

Un accordo fiscale con la Svizzera è fra gli obbiettivi del governo italiano. Lo ha affermato ieri sera in una conferenza stampa a Palazzo Chigi lo stesso presidente del Consiglio. Insomma, dopo il via libera della Commissione europea che ha legittimato gli accordi fiscali bilaterali fra stati Ue e Confederazione elvetica, Roma è decisa a rompere gli indugi analogamente a quanto fatto nei mesi scorsi Regno Unito, Germiania e ultimamente anche l’Austria.

Tuttavia, Monti ha sollecitato la Svizzera a rispettare, prima di tutto, gli accordi fiscali già in essere. Il capo del governo italiano ha chiesto “il rispetto dei trattati” sui frontalieri e sulla doppia imposizione che “il Canton Ticino ha sospeso unilateralmente”.

In particolare, il presidente del Consiglio ha posto come condizione, per intavolare una trattativa con Berna relativamente a un nuovo accordo fiscale, lo sblocco dei ristorni. Lo scorso anno, proprio per costringere Roma trattare, il governo del Canton Ticino aveva deciso, unilateralmente, di bloccare una parte dei ristorni destinati ai comuni italiani di frontiera.

Il Ticino pronto a fare a sua parte

Marco Borradori, presidente del Governo ticinese, l’apertura al dialogo annunciata da Roma è “una svolta positiva. L’Esecutivo cantonale si riunirà nei prossimi giorni per discutere della vicenda. Borradori assicura che “non appena Roma e Berna torneranno a parlarsi e a discutere di black list e riesame della convenzione sui frontalieri del 1974, anche noi faremo la nostra parte”.

Quanto ci guadagnerebbe l’Italia

In considerazione degli sforzi di Roma per risolvere il problema del disavanzo della spesa pubblica, un accordo con la Svizzera sulla falsariga di quello concluso con la Germania o con la Gran Bretagna potrebbe essere di grande interesse. Gli accordi prevedono infatti che sui fondi neri depositati in Svizzera sia prelevata una imposta liberatoria che per esempio nel caso dell’Austria raggiunge il 30% del valore del capitale. I capitali italiani depositati in Svizzera vengono valutati attorno ai 150  miliardi di euro. Nelle casse dello Stato italiano potrebbero quindi entrare 50 miliardi di euro.
MB

 

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