Rapporti Ticino-Italia: feeling svanito?
Ma le statue di Svizzera e Italia della stazione di Chiasso sembrano ancora andare d'accordo... (foto L. Holländer)
Nuove tensioni tra Ticino ed Italia. I rapporti non idilliaci tra il Cantone e la penisola non sono sereni da tempo, ormai, principalmente a causa delle difficoltà sorte in merito alla reciprocità teorica e non pratica degli accordi bilaterali stipulati tra le due Nazioni. Tensioni sfociate nella decisione estiva di non riversare ai comuni di frontiera la metà delle trattenute delle imposte alla fonte fintanto che la Svizzera non sarà tolta dalla black list. Di ieri e di oggi i due nuovi capitoli con un battibecco tra Giuliano Bignasca ed il sindaco di Luino, ed una risposta tesissima di Romano La Russa, assessore lombardo alla sicurezza, nei confronti di affermazioni forti da parte del Ministro della giustizia ticinese, il leghista Norman Gobbi.
Non sembrano volersi placare le polemiche tra Ticino e Italia. Con uno scambio al vetriolo tra il sindaco di Luino Andrea Pellicini ed il presidente a vita della Lega dei ticinesi Giuliano Bignasca, ieri, nuove tensioni hanno alimentato il clima già di per se surriscaldato da mesi di botta e risposta sulla questione legata agli accordi bilaterali, al riversamento all’Italia delle imposte alla fonte trattenute ai frontalieri, alla black list, ai mancati accordi sulla fiscalità dei risparmi. “Sto pensando di invitare Giuliano Bignasca al prossimo Festival della comicità: sarà certamente un successo “, ha dichiarato alla “Provincia di Varese” Andrea Pellicini, sindaco di Luino che ha replicato con ironia alle affermazioni del presidente leghista secondo il quale i frontalieri sarebbero “morti di fame”. “Ho capito che le sparate politiche di Bignasca vanno prese per quel che sono: vere e proprie sceneggiate da commedia dell’arte “, aggiungendo che “non vale la pena indignarsi, anche perché le minacce di Bignasca non fanno paura a nessuno “.
Inevitabile la risposta di Bignasca, rilasciata al portale Ticinonews: “C’è poco da ridere. Il sindaco e i suoi compari fra un po’ non avranno nemmeno più le lacrime per piangere”.
Oggi, invece, la cosa assume un carattere istituzionale perchè a dichiarare che “il fenomeno della criminalità transfrontaliera ci preoccupa, ci fanno paura i dati sull’aumento dei reati in Lombardia. Si parla di una crescita del 33%. Ovviamente, le conseguenze sul nostro territorio sono evidenti. E sono acuite dal quadro generale di difficoltà economica” è il Ministro ticinese di Giustizia Norman Gobbi, confermando quanto per altro scritto in un commento apparso negli scorsi giorni sulla stampa ticinese.
L’onda lunga dell’eco di questa dichiarazione è data da un’ampia intervista apparsa oggi sul quotidiano La Regione. “È un dato di fatto che la crisi fa aumentare i reati – afferma il consigliere di Stato leghista – e questo deve allarmare le autorità che devono agire di conseguenza”. Le reazioni non si sono fatte attendere: l’assessore regionale lombardo alla Sicurezza, Romano La Russa (Pdl), ha risposto per le rime. “Il sole e il clima caldo di questo anomalo gennaio, evidentemente, hanno offuscato il cervello del signor Norman Gobbi. Se ha prove e ritiene di avere notizie concrete, denunci il fatto alle autorità competenti”.
Per La Russa quanto dichiarato da Gobbi è una pura provocazione : “Mi fa specie – afferma – che le autorità cantonali si preoccupino di ipotetici delinquenti italiani in grado di turbare la tranquillità degli abitanti ticinesi, da me peraltro ammirati e apprezzati, al pari degli incantevoli paesaggi alpini e degli splendidi laghi, ma nulla dicano su altri fenomeni, ben più importanti e significativi”. Ma, aggiunge ben altro: “Come mai il signor Gobbi non ha mai avuto da ridire quando a passare il confine sono stati i grandi e veri criminali che portano milioni e miliardi di euro in Svizzera? È bene ricordare che proprio la normativa bancaria vigente nel Paese incentiva l’afflusso di capitali di dubbia provenienza. Se si è diretti in banca con la borsa piena vi è il “lasciapassare”, altrimenti stop”. Dalle colonne de La Regione La Russa rinfaccia al ministro ticinese anche la “pregevole tradizione umanitaria”, citata da Gobbi con riferimento alla tradizionale ospitalità degli svizzeri. “Meglio stendere un velo pietoso, per non offendere la memoria e i sentimenti dei tanti emigranti che hanno sofferto per l’emarginazione e vissuto un clima ostile nei propri confronti”.
Per altro a La Russa si aggiunge anche il questore di Como, Michelangelo Barbato, secondo il quale “La mia breve esperienza a Como non offre alcun riscontro alle parole di Gobbi. I rapporti di collaborazione con la polizia elvetica sono ottimi, lavoriamo insieme su molti campi. Non so da dove vengano fuori certi numeri, allo stato attuale non esiste un frontalierato della criminalità. Non ci sono riscontri concreti di questa tesi, né da parte italiana né tantomeno da parte ticinese”.
La situazione è quella che è. Il silenzio, in queste occasioni, dovrebbe essere d’oro. In ballo ci sono trattative delicate su temi per i quali la soluzione è lungi dall’essere stata trovata.
KC
Articoli correlati:
- Buoni rapporti tra Ticino e Campione d’Italia
- Rapporti con l’Italia: Giuliano Bignasca parla con Tremonti
- Svolta nei rapporti fra il Ticino e l’Italia?
- Lombardia – Ticino: tutelare i rapporti di buon vicinato
- Italia – Svizzera: rottura dei rapporti commerciali?















[...] questo passo e con le reciproche provocazioni (cfr le dichiarazioni degli scorsi giorni di Bignasca, Gobbi e del Sindaco di Luino) la situazione continuerà ad incancrenirsi con un climax ascendente che, certo, non gioverà alla [...]
Sarà anche vero che la Svizzera, paragonata ad altri Paesi d’Europa, ha i cosiddetti “problemi grassi”. E’ pure vero che si sente (Autorità e popolo) “aggredita” a causa dei noti problemi fiscali. Non si vuole porgere l’altra guancia, insomma. I rapporti con l’Italia sono ai minimi storici. Il presidente Napolitano sarà probabilmente il primo capo di Stato italiano (in 150 anni) a non essere invitato in Svizzera. E’ una spiacevole anomalia. Le tradizionali prevenzioni svizzere nei riguardi dell’Italia (e viceversa) potevano essere “sopportate”, la situazione attuale no. Come svizzero condivido il blocco della metà dei ristorni fiscali dei frontalieri da parte della Repubblica e Cantone Ticino fino a una soluzione del contenzioso. Se la Svizzera per l’Italia è uno stato “canaglia” per noi, per ora, l’Italia è uno stato “nemico”.