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Bruxelles interviene contro la discriminazione delle ditte svizzere da parte dell’Italia

16 marzo 2011 – 22:43Un Commento

La Commissione europea ha chiesto spiegazioni all’Italia sulle condizioni poste alle ditte svizzere desiderose di partecipare ad appalti pubblici in Italia. Le misure, secondo la Svizzera, violano i trattati bilaterali Svizzera-Unione europea.

La richiesta di spiegazioni, di cui ha dato notizia la Radiotelevisione svizzera, è il primo passo con cui Bruxelles verifica l’esistenza di una infrazione al diritto europeo. In base ai trattati bilaterali del 1999, le ditte svizzere che partecipano agli appalti pubblici, devono venir trattate alla stregua dei paesi membri dell’Unione europea. Le misure italiane invece richiedono una autorizzazione, per ottenere la quale si deve rispondere a tutta una serie di condizioni non richieste alle ditte di altri paesi dell’Ue.

Per le ditte svizzere che operano in Italia si tratta di un ulteriore inasprimento delle condizioni per poter accedere al mercato italiano, dopo le misure fiscali già in atto contro i paesi della black list. La stessa presenza della Svizzera sulla black list italiana, secondo la diplomazia svizzera, contravviene agli impegni internazionali assunti dall’Italia. Nel 2004 la Svizzera ha infatti sottoscritto con l’Ue il trattato contro la frode, impegnandosi a collaborare anche nella lotta contro la frode fiscale.

Il tema era già stato ripetutamente affrontato durante diversi incontri fra i ministri di Berna e di Roma, come ad esempio l’incontro di gennaio fra il ministro degli esteri svizzero Micheline Calmy-Rey e l’omonimo italiano Frattini. Da parte italiana non si era però riscontrata la volontà di prendere provvedimenti. Il fatto che Bruxelles abbia ora reagito alle proteste della Svizzera è stato accolto con soddisfazione a Berna.

Red.

 

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