È caccia alle ditte che vogliono lasciare la Svizzera
Il franco forte, le incognite sui contingenti, la spada di Damocle dell’iniziativa sulla tassazione delle eredità milionarie: i fattori che contribuiscono a diminuire l’attrattività della Svizzera per gli operatori economici sono in aumento. E la concorrenza affila le armi: in Germania vengono offerti agli intermediari che riescono a convincere ditte svizzere a stabilirsi in quel paese fino a 7500 euro per ogni posto di lavoro creato.
Particolarmente attivi in questa opera di acquisizione sono le regioni tedesche colpite dalla crisi. Complessivamente nel 2013 gli investimenti svizzeri in Germania hanno toccato i 4,8 miliardi di euro. La maggior parte delle industrie svizzere che decidono di traslocare si spostano poco oltre la frontiera, per esempio nel Baden-Würtenberg. Negli ultimi tre anni, rileva in un articolo della ”Neue Zürcher Zeitung am Sonntag”, in questa regione si è assistito all’arrivo di un centinaio di imprese svizzere all’anno.
Rilevante anche l’aumento delle richieste di informazioni da parte di ditte svizzere desiderose di delocalizzarsi che si riscontra anche in Austria, dove si sono recentemente spostati un’azienda tessile e il quartier generale di un gruppo attivo nel commercio del legname. Ma c’è interesse anche per mete più lontane. Particolarmente attiva nel promuovere l’insediamento di imprese svizzere è la regione di Cottbus, nell’ex Repubblica democratica tedesca, colpita da una forte disoccupazione. Agli intermediari che riescono a convincere gli impreditori a traslocare vengono versati fino a 7500 euro per ogni nuovo posto di lavoro.
Alle ditte vengono concesse importanti facilitazioni. Oltre ai vantaggi derivanti dal fatto di poter far capo a un mercato del lavoro ampio e qualificato, e alla possibilità di poter offrire i propri prodotti sul vasto mercato dell’Unione europea, alle piccole e medie imprese viene offerto anche un’apporto in capitale che può arrivare fino al 40% dell’investimento necessario.
Red.
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