Black list: pugno di ferro con l’Italia
Il senato svizzero chiede al governo federale il pugno di ferro con Roma. La commissione politica della Camera alta ha infatti sollecitato il governo federale ad alzare il tono di voce con i vicini italiani.
Le divergenze sono legate soprattutto alle questioni fiscali. Se la Svizzera, negli ultimi mesi, ha concluso con decine di paesi nuovi accordi contro la doppia imposizione, le trattative con l’ Italia sono sempre ferme al palo. E questo, apparentemente, a causa delle resistenze di Roma.
La recente visita del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini a Berna, non sembra avere sortito grandi risultati. L’incontro con il suo omonimo elvetico, la signora Micheline Calmy-Rey, si è concluso con le solite frasi diplomatiche di circostanza che tradotte nel linguaggio corrente significano un nulla di fatto. Lo stallo, fra i due paesi, rimane comunque preoccupante e gravido di conseguenze. L’Italia è il secondo partner commerciale della Svizzera. L’impossibilità di appianare le divergenze fiscali fra i due paesi rinegoziando un nuovo accordo contro la doppia imposizione fiscale, sta diventando per la Svizzera una vera emergenza.
Berna, negli ultimi mesi, ha negoziato nuovi accordi in questo senso con decine di stati, compreso Germania e Gran Bretagna. Con l’ Italia, invece, il dossier non avanza. Anzi, la situazione si fa viepiù grave. I rapporti commerciali fra i due paesi sono aggravati dal fatto che Roma non intende togliere la Confederazione dalla sua “black list” in cui elenca i paradisi fiscali. Ciò intralcia pesantemente le attività commerciali fra Italia e Svizzera.
Proprio per questo, la commissione politica del senato elvetico ha chiesto, in queste ore, al Governo federale di alzare i toni con Roma, per costringere il governo italiano a sedersi al tavolo della trattativa. Insomma, il clima fra i due paesi fatica a normalizzarsi tanto più che la commissione economica, questa volta della Camera dei deputati, proprio ieri, ha ribadito, a larga maggioranza, che lo scambio di informazioni bancarie con l’estero vanno autorizzate solo nell’ ambito di una procedura di assistenza amministrativa e non in maniera automatica. Proprio il contrario di quanto auspica il ministro dell’ economia italiano Giulio Tremonti che vorrebbe dalla Svizzera assoluta e immediata trasparenza.
Mario Besani
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