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Funghi: la giungla dei regolamenti

21 luglio 2011 – 16:37Un Commento

Fungiatt in arrivo! (cc Urogallus)

La lunga attesa dei “fungiatt” insubrici è terminata. Qua e là hanno già fatto capolino dei bei porcini, e nelle prossime settimane i boschi saranno percorsi dagli appassionati alla ricerca di questa e di altre delizie della natura che ci offre il sottobosco.

Attenzione però ai regolamenti. Ogni Regione e ogni Cantone ha il suo. E in certi casi, come in Lombardia, ai Comuni è permesso di richiedere una tassa in cambio del rilascio del tesserino del cercatore di funghi. Se non si vuole andare incontro a brutte sorprese, è quindi meglio informarsi prima, e procurarsi le necessarie autorizzazioni là dove queste siano necessarie. In Svizzera in genere non viene richiesta nessuna autorizzazione. In cambio ci sono i giorni di divieto di raccolta, zone di protezione e controlli più severi.

Il regolamento della Regione Lombardia (scarica) statuisce un limite massimo per la raccolta di 3 kg, e permette il raccolto, esclusivamente manuale, dall’alba al tramonto: queste regole sono valide su tutto il territorio della Regione. La Lombardia autorizza però le autorità locali a emanare ulteriori norme, in particolare riguardanti la richiesta di un permesso per la raccolta, che naturalmente non viene concesso gratuitamente.

Nella provincia di Sondrio si presentano le situazioni più diverse. Nella maggior parte dei comuni della Bassa Valtellina per l’autorizzazione stagionale viene richiesta una tassa di 55 euro; per quella giornaliera 5 euro. In Val Gerola tre comuni sono riusciti a mettersi d’accordo su di un permesso comune: si tratta di Gerola Alta, Rasura e Pedesina (scarica il regolamento). Il permesso costa 30 euro a stagione, e 10 euro per un giorno.

Più favorevole ai fungiatt la situazione in Alta Valtellina, dove per l’anno 2011 i comuni non hanno regolamentato la raccolta dei funghi sul proprio territorio. La raccolta deve intendersi quindi libera ad eccezione delle aree inserite nel Parco Nazionale dello Stelvio e nella Riserva Naturale del Paluaccio di Oga. Restano naturalmente in vigore e devono essere rispettate le norme indicate nella legge della Regione Lombardia.

Difficile orientarsi anche nella provincia di Como, dove per capire se, dove e quanto costa procurarsi il tesserino bisogna consultare i siti delle diverse Comunità montane. Ma almeno i permessi sono validi per diversi comuni e non solo per uno di cui magari, non essendo del posto, non si conoscono i confini. Il regolamento della Comunità montana Valli del Lario e del Ceresio (scarica) distingue fra residenti e non residenti con proprietà, e non residenti, Questi ultimi per un tesserino giornaliero pagano 5 euro.

Lo stesso principio vale in provincia di Lecco. Le istanze che rilasciano il tesserino in certi casi prevedono che si possa versare la tassa sul conto corrente bancario, e che la ricevuta valga come tessera. Ma non è sempre così, quindi se non si è residenti, è meglio informarsi prima.

Anche nella provincia di Varese sono in vigore diverse regolamentazioni sull’obbligo di dotarsi autorizzazione. Ci sono zone in cui la ricerca è libera, per esempio Valcuvia e Valceresio (con l’eccezione della zona di Cuasso al Monte, dove i non residenti devono versare € 25,82  al comune e portare con sè la ricevuta del pagamento postale, che vale come tesserino), e altre dove si paga la tassa. In Valganna e a Marchirolo i non residenti devono versare € 24, nel luinese € 26. I residenti non pagano nulla. In alcune zone (p. es. Parco del Ticino e Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate) per ottenere il tesserino è necessario anche seguire un corso di micologia.

La Provincia Verbano-Cusio-Ossola ha un regolamento raccolta funghi che vale in tutta la provincia. È molto dettagliato e corredato da diverse informazioni utili, comprese alcune ricette per chi dovesse imbattersi in qualche fungo commestibile senza saperlo cucinare. La raccolta giornaliera è limitata a 3 kg per persona, ed è permesa solo dall’alba al tramonto. Prima di mettersi alla ricerca, bisogna procurarsi una autorizzazione che costa 30 euro. Per i residenti è prevista una riduzione del 50%.

Le leggi regionali contemplano pure prescrizioni riguardanti la salvaguardia dell’ambiente naturale, e altre che rivelano preoccupazione per la salute del raccoglitore: è proibito per esempio raccogliere funghi marci, e conservare il raccolto in sacchetti di plastica. È proibito anche raccogliere l’amanita cesarea allo stadio di ovulo: probabilmente per tutelare questo fungo minacciato di estinzione, ma anche per evitare incidenti dovuti alla confusione con altre amanite tutt’altro che commestibili.

In Svizzera non viene richiesta nessuna tassa, e questo forse spiega l’assalto stagionale ai boschi ticinesi e grigionesi da parte di molti appassionati italiani. Ci sono però anche in Svizzera regolamenti diversi per la raccolta dei funghi. Nel canton Grigioni il limite massimo è di 2 kg. In questo cantone vige anche un periodo di divieto assoluto di raccolta, che corrisponde ai primi 10 giorni del mese, un frequente motivo di “grane” per cercatori ignari (o finti tali…). Inoltre ci sono le zone protette, in cui la raccolta è assolutamente proibita. In Ticino il limite della raccolta è di 3 kg, ed è permesso raccogliere dalle 07.00 alle 20.00.

In caso di dubbi sulla commestibilità o meno dei funghi trovati, in Italia ci si può rivolgere agli ispettorati micologici istituiti presso le Aziende sanitarie locali. Si tratta di centri di controllo pubblici, che hanno il compito di certificare la commestibilità dei funghi destinati alla vendita, ma possono essere interpellati anche dai privati. In Svizzera esiste una rete di controllori di funghi certificati a cui è consigliabile rivolgersi prima di cucinare un fungo che non si conosce.

Attenzione anche ai pericoli della montagna. Lo scorso anno la stagione dei funghi è stata costellata di incidenti anche mortali. I consigli degli esperti: informare qualcuno della zona in cui ci si reca, calzare scarpe e vestiti idonei, munirsi di cartine e di una bussola, non dimenticare il cellulare. E poi c’è la cosa più difficile: ves bon da turnà indrè. Cioè rinunciare a proseguire se si hanno dubbi sulla metereologia o sulla sicurezza.

Mario Besani

 

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