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Riordino Province: non se ne fa niente

12 dicembre 2012 – 15:46Nessun Commento

Il puzzle Italia (foto Confesercenti)

Il 31 ottobre sembrava tutto finito. I ministri Filippo Patroni Griffi e Anna Maria Cancellieri srotolavano la nuova cartina d’Italia: da 86 province (escluse le Regioni a Statuto speciale) si scendeva a 51. In Insubria si scendeva da 5 a 2: Como, Varese e Lecco assieme, così come Novara e Verbano-Cusio-Ossola. E invece? Tutto da rifare.

In pochi giorni il Pdl ha tolto la fiducia del Governo, Monti ha annunciato le dimissioni e quindi ci sarà tempo soltanto per l’approvazione della Legge di Stabilità. Poi tutti a casa. E il riordino delle province? Quasi tutto finirà al macero. D’altronde le premesse lo lasciavano ipotizzare: poco tempo, troppi passaggi legislativi da superare, poca volontà politica. Senza contare il fatto che sul disegno di riassetto provinciale erano fioccati centinaia di emendamenti: tutti o quasi per salvare l’orticello di questo o di quel parlamentare.

Che succederà ora? Il decreto non convertito in Legge riesumerà i provvedimenti del cosiddetto “Salva Italia”. Il decreto del Governo prevede che “il Consiglio provinciale sia composto da non più di dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia”. Quindi, niente elezioni e taglio degli assessorati e di decine di poltrone dei politici. Ma il Salva Italia spiega genericamente anche il trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni con una Legge apposta. Una normativa che, però, non vedrà mai la luce. Ecco perché secondo il Governo ciò creerebbe un “caos istituzionale” e quindi qualche correzione dovrà essere inserita nell’approvazione della Legge di Stabilità.

Il resto del problema sarà rinviato, come spesso accade in Italia, al prossimo Governo. Per ora Varese e Lecco tirano un sospiro di sollievo e non verranno accorpate con Como. In futuro? Chissà. Già perché quando ormai si era giunti a un passo della riforma, si è trovato un modo per stracciarla. Riunioni, prese di posizione, studi, polemiche: sei mesi di lavoro (e di soldi pubblici) buttati al vento. Meglio? Peggio? Secondo i dati oggettivi, la riforma avrebbe penalizzato Province virtuose come quelle insubriche, trattate come altre realtà sprecone e spendaccione. Allora forse è meglio così: sono state eliminate alcune poltrone, mentre per un nuovo disegno bisognerà attendere domani. Un domani probabilmente lontano.

Nicola Antonello

 

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