Riordino Province: Como non ci sta!
Finora erano rimasti dietro le quinte. E hanno lavorato per ottenere tutto quello che volevano. Como e i suoi amministratori avevano portato a casa una buona ipotesi di riordino delle province. L’accorpamento con Varese e Lecco, decretato dal Consiglio per le autonomie locali (Cal) della Regione Lombardia era stato un successo: evitato lo spauracchio di Monza, Como era la netta favorita per essere il capoluogo della nuova Provincia dei Laghi o dell’Insubria. E invece ecco il colpo di scena.
Le ultime indiscrezioni giunte da fonti governative sconvolgono tutto: Lecco andrebbe con Sondrio, mentre Como resterebbe con Varese ma sarebbe unita a Monza. Un disegno “nefasto” per i lariani che, almeno sulla carta, perderebbero il capoluogo di Provincia a favore della città brianzola. Una volta periferia, la Brianza diverrebbe “capitale”. Per i comaschi non sia mai. E così, per la prima volta Provincia, Comune e Camera di commercio di Como hanno scritto al Governo per esprimere un giudizio negativo su questa ipotesi. “Un atto gravissimo”: descrivono così la proposta di dividere Como e Lecco soprattutto pensando al lago “che ha un riconoscimento unico a livello nazionale internazionale”.
Si sottolineano poi le ragioni storiche, culturali e infrastrutturali per cui l’unione con Monza creerebbe diversi problemi, oltre ad essere “in contraddizione con legge”. In tal senso si è espresso anche il Tavolo per la competitività e lo sviluppo, l’entità lariana che ospita amministratori e associazioni di categoria. Anch’esso è favorevole al pronunciamento del Cal e lo ha comunicato al ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. “Con una lettera delle istituzioni più rappresentative del territorio – ha commentato Mauro Frangi, coordinatore del Tavolo – e con la decisione odierna di manifestare al ministro competente la nostra posizione, il sistema territoriale ha espresso ancora una volta il proprio impegno unanime per garantire una soluzione positiva alla questione del riordino della amministrazioni provinciali. Molte sono le preoccupazioni, ma l’elemento che mi fa essere fiducioso e che la proposta da noi formulata risponde pienamente alle finalità ultime della legge sia in termini di razionalizzazione della spesa pubblica sia rispetto alle esigenze di sviluppo economico e sociale dei territori interessati”. Non resta che attendere ciò che deciderà il Governo: appuntamento a novembre.
Nicola Antonello
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