Riordino Province: pronto l’atto finale
Fuori Lecco, dentro Monza. Le sliding doors del riordino delle province italiane ha prodotto un altro cambiamento. La nuova Provincia insubrica nascerebbe dal tridente Varese-Como-Monza, mentre Lecco si staccherebbe per finire con Sondrio. C’era d’aspettarselo perché il Governo e il ministro della Funzione pubblica Camillo Patroni Griffi erano stati chiari: “Si fa come diciamo noi”.
E, invece, in Lombardia si è fatto tutto e il contrario di tutto. Si guardi al pasticcio partorito dal Consiglio per le autonomie locali: dove sono fioccate le deroghe (Monza, Mantova e Sondrio) dovute a giochini politici interni. Si pensi poi agli amministratori locali che si sono letteralmente stracciati le vesti contro le decisioni prese a Roma. Niente da fare. Alla fine, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, vinceranno i principi stabiliti inizialmente da Palazzo Chigi.
Si salva chi ha 350mila abitanti oppure un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Gli altri devono accorparsi. Anche perché la Regione Lombardia, che doveva inviare al Governo l’ultima bozza, è sulla via della rottamazione e di nuove elezioni. E le Province? Si arrangino. O, meglio, l’ultima speranza è nelle mani della Corte costituzionale, a cui la Lombardia ha esposto un ricorso. Finora la via giudiziaria è stata sempre respinta al mittente. Sarà la volta buona? Difficile. Non resta quindi che attendere il decreto legge del Governo che dovrebbe essere portato all’esame del primo consiglio dei ministri di novembre e prevederebbe, da giugno 2013, il commissariamento di tutte le Province.
La partita quindi, ora si sposta sui capoluoghi delle nuove entità provinciali. Dove saranno? Se si seguisse una logica numeristica, Lecco e Monza hanno più abitanti delle nuove città consorelle (Sondrio e Varese-Como). Eppure, entrambe, si trovano in una posizione sfavorevole. Il buon senso direbbe che andrebbe scelta una città a metà strada o, comunque, si dovrebbero lasciare molti servizi nei nuclei urbani che verranno declassati da capoluogo a semplici città. Purtroppo però, il buon senso non sembra essere stato il filo conduttore di tutta la vicenda.
Di pochi minuti fa, infine, una delibera della Giunta della Regione dal seguente tenore:
“1. alla luce del mancato pronunciamento del Consiglio regionale, di segnalare, in ogni caso, al Governo la necessità di valutare con attenzione la peculiare specificità sia territoriale sia demografica della Lombardia che, con l’attuale articolazione territoriale fondata su dodici Province con una media di oltre 800.000 abitanti, non costituisce certo un caso di ingiustificata parcellizzazione territoriale; la modifica di tale equilibrio rischierebbe seriamente di depauperare, in misura difficilmente sostenibile, i livelli dei servizi per i cittadini a livello decentrato;
2. di confermare la piena disponibilità del Presidente e della Giunta a garantire la necessaria collaborazione con le sedi istituzionali statali in spirito di leale collaborazione;
3. di disporre la trasmissione del presente atto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
4. di comunicare il presente atto al Consiglio Regionale;
5. di disporre altresì la pubblicazione sul BURL.”
Nicola Antonello
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