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Insubria: chiudono le Province. Il futuro è da disegnare

27 luglio 2012 – 07:49Un Commento

Le province chiudono, l’embrione di Insubria creato negli anni scorsi crescerà oppure sarà abbandonato? Il futuro politico dell’area pedemontana italiana è avvolto nel mistero. Finora di certo c’è l’abolizione delle Province di Verbania, Novara, Varese, Como e Lecco. Vale a dire tutte quelle che oggi fanno parte, assieme al Canton Ticino, della Regio Insubrica. Un’ipotesi che in passato era stata ventilata (minacciata) più volte, ora è stata messa nero su bianco dal governo Monti. La riforma resisterà? Finora si è fatto sul serio, visto che la Provincia di Como, che nel 2012 doveva andare al voto, è stata commissariata.

Un’altra certezza è il mantenimento dei confini fra Piemonte e Lombardia: a meno di stravolgimenti, Novara e Verbania andranno a formare una nuova realtà con Vercelli e Biella. Eppure il sindaco di Verbania, Marco Zacchera vederebbe di buon grado un’unione con Varese: “A Biella – dice Zacchera – ci sono stato quattro volte in tutta la vita, mentre a Varese io, come moltissimi miei concittadini, siamo quasi di casa”.

E i lombardi? La proposta più affascinante sul futuro dell’Insubria è arrivata da Dario Galli: creare una Regione Cisalpina, comprendendo tutta l’area italiana che avvolge il Canton Ticino, fino a Sondrio. Ma, aldilà dei nuovi confini geografici, la vera battaglia istituzionale si combatterà sulla caccia all’autonomia, partendo da quella fiscale. “Con l’autonomia – sottolinea Galli – diventeremo una delle regioni più ricche al mondo”. Ciò che la Lega Nord non è riuscita a ottenere in vent’anni di Parlamento, arriverà servita su un piatto d’argento? Oggi l’Insubria ne avrebbe più diritto del Friuli Venezia Giulia (dopo la caduta del Muro di Berlino) o della Sicilia (dopo i vergognosi esempi di malgoverno di questi anni). Ma il governo centrale italiano lascerebbe vagonate di milioni di euro a un territorio da dove di soldi ne arrivano tanti? E’ dura.

Vi è poi la situazione del sud del Varesotto. Un’area, guidata dalla città di Busto Arsizio, la città più popolosa del Nord Italia che non è mai stata promossa a provincia. Una situazione che è sempre rimasta sul gozzo ai bustocchi. La sparizione di Varese potrebbe essere l’occasione per dirsi addio e abbracciare la grande Milano. I movimenti soni già in atto: in tal senso si sono espressi alcuni sindaci della zona, mentre a Tradate,

Carlo Uslenghi, presidente del consiglio comunale ha proposto una mozione per chiedere che il Comune di Tradate, insieme ai municipi confinanti, venga accorpato al capoluogo lombardo.

Anche da Como non sembrerebbero entusiasti di finire nelle braccia della “potente” Varese. Il timore è che venga privilegiata la Città giardino, come già avvenuto con la sede dell’università. “Ci sarà quasi certamente un accorpamento, ma non si sa ancora quale, anche se l’ipotesi più logica e sensata per Como sarebbe un’unione con Lecco”, commenta Pietro Cinquesanti, ultimo assessore ai Lavori pubblici della Provincia comasca. Parole, pensieri, ipotesi: ma fra poco bisognerà ragionarci sul serio.

Nicola Antonello

 

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