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Insubria, terra di slot machines

30 aprile 2013 – 13:28Nessun Commento

(immagine wikipedia)

Si scrive Insubria, si legge Nevada. Da Varese a Lecco, da Como a Verbania i mini casinò proliferano come se si fosse a Las Vegas. Chiude un negozietto d’alimentari o d’abbigliamento? Presto al suo posto ci sarà un locale con le slot machines. Tanto che ormai in Italia, l’economia legata al gioco è al terzo posto come fatturato. In testa alle classifiche di densità delle slot machine c’è proprio l’Insubria.

Secondo i dati dell’Aams, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli che gestisce il comparto, in questa regione sono abilitati alle macchinette ben 3.702 esercizi pubblici. In testa c’è la provincia di Verbania Cusio Ossola con una newslot ogni 396 abitanti, segue Novara (1 ogni 499), Como (1 ogni 650 residenti), Varese (1 ogni 690) e Lecco (1 ogni 992). Significa che praticamente in ogni paesino chiunque può trovare la possibilità di puntare qualche soldino oppure, e i casi sono decisamente in aumento, di mangiarsi i risparmi di famiglia, diventando un giocatore patologico. Sono impressionanti i dati della città di Novara dove ci sono ben 230 fra bar, sale giochi e locali autorizzati: 1 ogni 141 abitanti. Se stimiamo una media di 5 slot machine per ogni esercizio, nella città novarese c’è una macchinetta ogni 30 persone, una per palazzo. Neonati e anziani compresi. Roba da far invidia a Las Vegas. Sempre stando ai dati dei monopoli, nel 2011 gli insubrici hanno speso per il gioco d’azzardo qualcosa come 1.312 euro a testa. Un dato in forte aumento rispetto all’anno precedente, quando la spesa media era stata di 1.061 euro.

E mentre le persone vengono svenate, a guadagnarci c’è pure lo Stato, anche se circa due terzi delle tasse recuperate devono essere utilizzate per curare i problemi di salute creati dalle macchinette. Eppure negli anni lo Stato ha fatto poco per limitare il boom delle slot: la tassazione è diminuita, la possibilità di effettuare pubblicità non ha avuto un freno e le iniziative dei Comuni per bloccare le slot, spesso sono state bocciate dai ricorsi nei tribunali amministrativi. Risultato: come ha più volte sottolineato la Direzione nazionale antimafia, la criminalità organizzata ha trovato nei giochi un settore più remunerativo e conveniente rispetto persino alla droga, il traffico storicamente legato alle grandi organizzazioni malavitose italiane. Forse però, almeno in Lombardia, qualcosa si sta muovendo. “Nei prossimi giorni – ha affermato il presidente della Regione Roberto Maroni – è previsto un incontro con gli assessori competenti per vedere come stringere al massimo la diffusione di queste macchinette”. Pare che la soluzione sia di concedere sgravi fiscali agli esercenti che decideranno di rinunciare alle slot machine nei propri locali. Vincerà ancora il banco o davvero ci sarà una svolta?

Nicola Antonello

 

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