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Riordino Province rimandato di un anno!

18 dicembre 2012 – 14:22Nessun Commento

Il puzzle Italia (foto Confesercenti)

Tutto rimandato di un anno. Ora è ufficiale: viene congelato di un anno il riordino delle Province. Con un emendamento alla legge di Stabilità, il Governo italiano ha previsto di prorogare l’entrata in vigore delle disposizioni del decreto legge Salva Italia, relative alle funzioni delle Province.

Non ci sarà quindi il caos istituzionale temuto da Palazzo Chigi. Allo stesso tempo, le dimissioni di Mario Monti non consentiranno di esaminare le numerose le proposte di modifica parlamentare in Commissione bilancio al Senato, che avevano l’obiettivo quello di smontare la riforma avviata dall’Esecutivo. Quindi la palla viene passata a chi vincerà le elezioni Politiche di febbraio.

Le Province che dovevano andare al voto nel 2013 (come Varese) verranno commissariate, come sta avvenendo da un anno con Como. Qui l’amministrazione controllata è già in vigore da maggio 2012, sotto la guida di Leonardo Carioni, presidente uscente nominato commissario. Ormai per i lariani il limbo sembrava finito e appariva ormai scontato l’accorpamento fra Lecco e Varese, con Como “capitale” della neonata Provincia insubrica. E invece è andato tutto allo scatafascio e così si navigherà a vista finché qualcuno non deciderà il da farsi. Con buona pace per i danni provocati dall’immobilismo istituzionale.

Che fine farà la riforma del ministro Filippo Patroni Griffi? Difficile ipotizzare qualsiasi soluzione. Nelle scorse campagne elettorali, più o meno tutti i partiti, avevano promesso di voler abolire le province. Quando però sono stati chiamati a governare hanno lasciato lo status quo e poi, attraverso il Parlamento, hanno affossato la riforma del Governo Monti. Basti ricordare le centinaia di emendamenti creati per allungare l’iter legislativo, con lo scopo di bloccarla. I senatori hanno utilizzato tutta la loro fantasia per proporre uno tsunami di proposte: cambiare gli accorpamenti, salvare questa o quella Provincia, cambiare i criteri della città capoluogo. Tentativo riuscito. E appuntamento all’anno prossimo.

Nicola Antonello

 

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