La piazza finanziaria di Lugano cerca nuove strade
Quest’anno il settore finanziario verserà 40 milioni di franchi in meno nelle casse del Comune di Lugano. Il calo del gettito fiscale non è da poco e giustifica ampiamente l’iniziativa della municipale Giovanna Masoni di riunire attorno a un “tavolo della crisi“ imprenditori e professionisti del settore per identificare le vie d’uscita da questa situazione.
Il compito non è facile. Per cominciare si tratta, come ha sottolineato il prof. Siegfried Alberton, docente alla Supsi, di capire di crisi stiamo parlando, perché problemi sono di ordine diverso. Innanzitutto c’è la crisi del settore finanziario mondiale. Anche Lugano, evidentemente, è stata investita dallo scoppio della bolla finanziaria e del subbuglio che ne è seguito a livello mondiale.
A questo aspetto congiunturale, si aggiungono i problemi specifici della piazza finanziaria elvetica, che non ha saputo riconoscere per tempo il segno dei tempi e si trova ora confrontata ad un fronte compatto di Stati che non è più disposto ad accettare che i propri cittadini nascondano in Svizzera i propri capitali per evitare di pagare le tasse.
La piazza finanziaria rifugio per i capitali perseguitati dal fisco dei paesi stranieri non è quindi più proponibile. La Svizzera infatti, a differenza delle isole Cayman o del Principato di Monaco, è anche un paese industriale, che deve mantenere aperte le vie all’esportazione dei propri prodotti. C’è quindi bisogno di un nuovo modello di business.
Infine ci sono i problemi specifici di Lugano. Se Zurigo ha la massa critica per sviluppare strategie globali in grado di agganciare i nuovi mercati emergenti (Cina e India), Lugano ha dimensioni più limitate, e deve trovare delle alternative alla monocultura dei grandi patrimoni provenienti sopratutto dall’Italia. Si tratta di capitali che nei prossimi tempi in parte se ne andranno, mentre quelli che rimarranno, ormai legalizzati all’insegna di scudi fiscali e accordi Rubik vari, saranno molto più mobili.
Le grandi banche sono convinte di essere in grado di affrontare le sfide che si annunciano. Il Private Banking è un mercato in crescita, ha sottolineato Alberto Petruzzella, responsabile Regione Ticino di Credit Suisse, e la Svizzera è ben posizionata per poter approfittare delle situazioni che si profilano all’orizzonte. In verità nessuno dubita della capacità delle grandi banche di adattarsi alle nuove situazioni. Ma la sopravvivenza della piazza finanziaria di Lugano non rientra sicuramente fra gli obiettivi aziendali di CS o di UBS. Lugano deve trovare la sua strada da sola. Forse la soluzione la si dovrà cercare individuando delle nicchie di mercato specifiche.
Il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni ritiene che le difficoltà siano superabili, e ha messo in evidenza il lavoro che si sta facendo per attirare a Lugano nuove attività finanziarie, dal trading delle materie prime con la Lugano Commodity Trading Association, al vasto spettro di attività finanziarie (Hedge Funds, Family Office, ecc.) promosso da Ticino for Finance.
Un settore che in questo periodo non conosce problemi, come ha spiegato Andrea Frei, è quello dell’offerta di servizi di supporto alle attività bancarie. Quando si tratta di ridurre i costi, le banche fanno ricorso a ditte come la B-Source di Bioggio, che si assume una bella fetta delle incombenze di back office modulabili in modo flessibile e a costi contenuti.
Jean-Pierre Cubizolle, della società di consulenza aziendale Hostettler, Kramarsch & Partner di Ginevra, ha collocato i problemi da affrontare nel contesto delle tendenze globali del settore finanziario. La crescita, nei prossimi anni, avverrà in Asia: grazie a Cina e India, fra due o tre anni Singapore avrà sorpassato la Svizzera come piazza finanziaria. Per difendere la quota di mercato, sarà necessario puntare sempre più sull’eccellenza delle prestazioni. Sarà in grado Lugano di attirare un numero sufficiente di specialisti competenti per far fronte alle nuove sfide?
O basteranno gli specialisti formati in Ticino? Helen Tschümperlin Moggi, responsabile dell’area Banking del Centro di studi bancari ha messo in evidenza l’alto livello di qualità raggiunto dalle formazioni offerte a Villa Negroni. Ma anche qui ci si scontra con un problema di massa critica: è difficile formare delle competenze in un mercato piccolo. Per questo sono necessarie delle alleanze.
La strada è percorribile, come dimostra il successo svizzero della formazione Transborder, che prepara i consulenti patrimoniali a rispondere alle esigenze dei clienti anche nel campo degli aspetti fiscali e della regolamentazione finanziaria nei loro paesi di provenienza. Questa formazione, sviluppata in Ticino, ha suscitato interesse in tutta la Svizzera e viene ora offerta anche nelle altre piazze finanziarie.
In questo periodo di transizione l’unica strategia praticabile è quella di tener aperte più porte possibili. La Svizzera ha sicuramente ancora molte carte da giocare: una tradizione centenaria, la stabilità istituzionale, competenza e affidabilità. Si tratta di qualità su cui deve puntare anche la piazza finanziaria di Lugano se vuole mantenere le sue posizioni in in un panorama finanziario che sta rapidamente cambiando.
MA
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