Piazza finanziaria svizzera: fondi neri addio?
Le piccole banche e fiduciarie svizzere specializzate nell’amministrazione di depositi stranieri non dichiarati vanno incontro a tempi duri. Lo affermano gli specialisti chiamati ad esaminare le conseguenze della “strategia del denaro pulito” che la piazza finanziaria svizzera sta progressivamente adottando.
Nel corso di un convegno tenutosi a Zurigo la scorsa settimana, su cui riferisce la Neue Zürcher Zeitung del 6 novembre, un centinaio di specialisti invitati dalla Ernst and Young ha cercato di immaginare le conseguenze di questo cambiamento di rotta.
La “strategia del denaro pulito” era stata anticipata in primavera dal presidente del partito liberale radicale Fulvio Pelli. Concretamente essa prevede che la Svizzera in futuro si impegni a non più accettare denaro in fuga dal fisco dei paesi vicini, mentre per i soldi neri che giacciono nei forzieri delle banche svizzere si vuole negoziare una legalizzazione, accompagnata dal versamento di una tassa liberatoria.
Si tratta in fondo di uno scudo fiscale, questa volta non imposto dall’estero, ma gestito direttamente dalla Svizzera stessa. I rappresentanti delle grosse banche si sono detti fiduciose di poter affrontare la sfida. Secondo gli esperti il deflusso di fondi neri verso paradisi fiscali più sicuri, come Singapore o Hongkong non va sopravalutato. Sarà difficile che il dentista tedesco che ha nascosto mezzo milione in Svizzera si prenda la briga di trasferire il suo gruzzolo in Oriente. Diverso è il discorso per le società che dispongono di depositi più ingenti. Ma è immaginabile pure che la possibilità di legalizzare i mezzi che sono stati nascosti alle tasse possa portare in Svizzera nuovi fondi provenienti proprio da questi paradisi fiscali.
Vantaggi e svantaggi insomma potrebbero compensarsi. E a lunga scadenza, affermano gli specialisti, la piazza finanziaria svizzera potrebbe approfittarne, acquistando maggiore libertà d’azione sui mercati esteri, mettendo in campo la qualità e la professionalità delle proprie prestazioni.
Non tutti gli attuali attori della piazza finanziaria saranno in grado di addattarsi senza problemi alla nuova situazione. I piccoli istituti finanziari e le fiduciarie che si dedicano soprattutto all’amministrazione di soldi nascosti al fisco potrebbero andare incontro a tempi difficili. All’insegna di una fase di consolidamento, secondo lo studio, si assisterà a una concentrazione delle attività nelle mani delle istituzioni più solide e meglio in grado di dimostrarsi concorrenziali a livello internazionale.
Michele Andreoli
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