Svizzera: fondi neri britannici presto legalizzati?
Sulla dirittura d’arrivo l’accordo fra la Svizzera e la Gran Bretagna che prevede la legalizzazione dei fondi neri depositati in Svizzera, in cambio di una maxi-imposta liberatoria pari al 50% dei redditi. Lo rivela il Financial Times, secondo cui l’accordo dovrebbe esser sottoscritto nei prossimi giorni ed entrare in vigore ancora questo mese.
Le concessioni della Svizzera non sono da poco. Oltre al prelievo del 50% per cento dei redditi, verrà prelevata una sanzione una tantum per recuperare le tasse non pagate in passato. In cambio la Svizzera salva il segreto bancario ed evita lo scambio automatico dei dati propugnato da altri paesi membri dell’Unione europea, primo fra tutti l’Italia. Il nome dei detentori dei conti rimarrà infatti segreto.
La soddisfazione inglese per l’accordo, che dovrebbe preludere a uno simile con la Germania, è una dimostrazione di pragmatismo. Piuttosto che lanciarsi in una battaglia di principio, come ha deciso di fare il ministro del Tesoro italiano Tremonti, gli inglesi preferiscono incassare una somma che altrimenti difficilmente finirebbe nelle casse dello Stato. Si prevede che il tesoro inglese riuscirà a recuperare 3,3 miliardi di euro.
Con la Svizzera che accetta di diventare agente del fisco britannico, pur con la garanzia dell’anonimato, tenere i soldi in Svizzera potrebbe diventare meno interessante. Secondo il Financial Times c’è la possibilità che gli investitori britannici detentori di fondi in Svizzera, li spostino verso altri centri finanziari, come Singapore, Hong Kong o Dubai. Questa possibilità concerne probabilmente le società che dispongono di mezzi ingenti. D’altro canto, secondo un recente studio della Ernst and Young, potrebbe anche darsi che la possibilità di legalizzare i fondi neri attiri in Svizzera nuovi fondi proprio da questo paradisi fiscali.
L’accordo rappresenta un’altro passo della piazza finanziaria elvetica verso l’applicazione della strategia del denaro pulito, con la quale si vuole rispondere alla crescente pressione internazionale per ottenere una maggiore collaborazione nella lotta contro l’evasione fiscale.
Red.
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