Maximulta per UBS: 1,4 miliardi per la frode LIBOR
Nuova multa per il colosso bancario svizzero UBS: nell’ambito di un’accordo extragiudiziario, la banca svizzera ha ammesso di aver manipolato il tasso interbancario LIBOR, e ha accettato di pagare una multa di 1,4 miliardi di franchi.
Il tasso interbancario Libor è il tasso d’interesse al quale le banche si prestano il denaro fra di loro. Viene fissato giornalmente a Londra, e serve anche come base di calcolo per stabilire il prezzo di innumerevoli contratti finanziari a livello mondiale. Un trader che ha la possibilità di influenzare il Libor, è come un giocatore di poker che può scegliere le carte con cui giocare la mano.
Ed questo è quello che dal 2006 al 2010 hanno fatto diversi trader di banche come Barclay, HSBC e UBS. Prima della fissazione del tasso, si scambiavano centinaia di messaggi di posta elettronica per mettersi d’accordo sul tasso più favorevole alle loro transazioni. Sembra, all’insaputa dei massimi dirigenti dei rispettivi istituti bancari.
Ma questo non solleva i vertici degli istituti di credito dalle loro responsabilità. Gli organi di sorveglianza sui mercati, primo fra tutti la Commodity Future Trading Commission americana, hanno aperto una inchiesta sulle operazioni sospette, e raccolto prove sufficienti per incriminare le banche. Con l’accordo extragiudiziale concluso ieri, UBS ammette la frode, e accetta di pagare questa ennesima maximulta.
In una nota l’amministratore delegato di UBS Sergio Ermotti ha affermato che la banca è “profondamente pentita per questo comportamento inappropriato e scorretto. Nessun profitto è più importante della reputazione di questa azienda e siamo impegnati a fare business con integrità”.
La somma verrà versata alle autorità americane, britanniche e svizzere. Alla FINMA – l’autorità di sorveglianza svizzera – andranno 59 milioni di franchi. Il salasso andrà a scapito degli utili del 2012. L’istituto bancario prevede comunque di chiudere i conto dell’anno in corso in attivo. La crisi non è però ancora del tutto superata. L’accordo non comprende le procedure giudiziarie aperte in Giappone, da dove le manipolazioni erano partite. Sulla filiale giapponese di UBS incombe quindi ancora il pericolo che la banca svizzera perda la licenza di operare in territorio giapponese.
Questo nuovo episodio conferma i grossi dubbi sul funzionamento degli organi di controllo interno dei colossi finanziari. A onore della gestione Ermotti dell’UBS va detto che si lavora energicamente per rimettere in ordine le cose. Le misure prese recentemente, soprattutto il ridimensionamento dell’Investment Banking che ha fatto seguito alle perdite causate dal trader Adoboli a Londra, dovrebbero rendere la banca meglio gestibile e meno vulnerabile a disavventure di questa portata.
Red.
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