I capitali italiani fanno girare il mattone in Ticino
Lo confermano gli intermediari immobiliari: una buona fetta dei nuovi appartamenti costruiti in Ticino negli ultimi anni sono stati acquistati da italiani. Le motivazioni spaziano dal desiderio di stabilirsi vicino al luogo di lavoro, al bisogno di mettere al sicuro i fondi neri depositati nelle banche di Lugano prima di doverli legalizzare al prezzo di una non indifferente tassa liberatoria.
In entrambi i casi l’esame dei vantaggi e degli svantaggi fiscali costituisce un elemento determinante nella decisione di investire nell’immobiliare svizzero. Per i nuovi frontalieri, quelli cioè che vengono dai comuni a sud della zona di 20 km dal confine, prendere la residenza in Svizzera rappresenta un risparmio fiscale notevole. A differenza dei frontalieri classici, che anche abitando in Italia pagano solo l’imposta alla fonte svizzera, chi viene da più lontano deve dichiarare il reddito svizzero al fisco italiano, e viene confrontato ad un’aliquota che spesso e volentieri supera anche il 30% del reddito.
Meglio allora traslocare in Svizzera: quello che si risparmia sulle tasse e sul consumo di benzina, compensa ampiamente le maggiori spese dovute soprattutto al premio della cassa malati. E così, nello scorso anno, si sono registrati 6000 nuove iscrizioni all’anagrafe degli italiani residenti all’estero del Consolato italiano di Lugano. Un’anno prima le nuove iscrizioni erano solo 700.
Naturalmente fra questi ci sono anche emigrati di lusso, che hanno scelto la Svizzera per sfuggire alle diverse manovre fiscali con cui il governo italiano cerca di pareggiare i conti pubblici. La residenza in Svizzera li mette al sicuro anche dai pericoli che si profilano all’orizzonte, come per esempio la tassa liberatoria sui fondi neri che verrà introdotta quando le trattative sugli accordi fiscali andranno in porto.
MA
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