Gli svizzeri fanno gli inglesi: via gli operai italiani
Svizzera o Gran Bretagna la storia non cambia. Le vere vittime di questa crisi finanziaria sembrano proprio i lavoratori italiani, che vengono discriminati e finiscono sistematicamente sommersi dalle ondate di protezionismo di mezza Europa. Dopo il caso della raffineria inglese della Total, ora si apre un nuovo contenzioso che vede coinvolti i nostri lavoratori all’estero, che hanno l’unico “difetto” di lavorare a livelli di qualità molto elevati e spesso migliori di quelli dei locali.
Nessun problema ci sarebbe in un libero mercato, ma con la recessione e i ripetuti tagli dei posti di lavoro, in particolare i sindacati si attaccano a tutto pur di far sfogare i loro tesserati e portare a casa una vittoria sulle imprese.
Situazione tesa
Come è successo in Canton Ticino, dove un contratto da 25 milioni di franchi sta mettendo seriamente a rischio le relazioni transfrontaliere costruite negli anni con tanta fatica. Come riporta il quotidiano La Provincia di Como, la Migros, colosso della grande distribuzione elvetica, ha affidato l’appalto di ristrutturazione della sua filiale di Locarno a manodopera proveniente dalla provincia di Como e Varese. Da qui in poi, si è scatenato il putiferio. Il caso è stato sollevato dalla Commissione paritetica cantonale, l’organismo deputato al controllo della corretta applicazione dei contratti di lavoro.
I rappresentati degli imprenditori e i sindacati del ramo piastrellisti e falegnami – i due settori che si sentono più minacciati dalla concorrenza degli stranieri – in un comunicato di fuoco hanno definito la scelta della Migros «un vero e proprio affronto ai lavoratori svizzeri». E come è successo in Gran Bretagna le reazioni più forti sono state quelle di alcuni sindacalisti. Saverio Lurati dell’Unia, l’equivalente svizzero della nostra Cgil, ha dichiarato senza mezzi termini: «Una cooperativa che beneficia dei soldi dei contribuenti svizzeri e ticinesi se chiede a ditte italiane di fare i lavori fa una cosa vergognosa».
La storia è sempre la stessa: gli italiani vengono accusati di lavorare a prezzi più bassi, tali da mettere fuori gioco le ditte elvetiche. Insomma, come hanno fatto gli inglesi, veniamo accusati di concorrenza sleale. Da chi, comunque, invoca forme di protezionismo d’altri tempi. E non conta il fatto che il lavoro, in realtà, sia stato vinto dalla filiale italiana del gruppo tedesco Wanzl Metallwarenfabrik GmbH che poi ha assegnato in subappalto la parte degli allestimenti a falegnami, stuccatori e decoratori varesini e comaschi. Anche se c’è da tempo una certa tensione fra lavoratori italiani e svizzeri, appare del tutto insensato mettere in discussione la fondamentale attività economica che si svolge in Canton Ticino.
I numeri parlano da soli: sono 350 mila gli immigrati italiani residenti in Svizzera e 30 mila i frontalieri italiani. Nel 2007 in Canton Ticino sono stati rilasciati 9 mila permessi di lavoro temporanei per lavoratori stranieri. E sono 1.865 i frontalieri rimasti senza lavoro fra il 2008 e i primi mesi del 2009.
La crisi avanza
Per ora sul caso Migros non si parla ancora di sciopero. L’unica protesta, ventilata, è quella di una “vendetta” fra gli scaffali: una scelta di boicottare i negozi della catena. E c’è chi ricorda, come nel recente referendum sugli accordi bilaterali Berna – Bruxelles per la libera circolazione dei lavoratori e delle imprese, il Canton Ticino, al contrario degli altri Stati della Confederazione, abbia votato no. Ecco i risultati della globalizzazione, dicono gli euroscettici elvetici.
Alla fine, molto probabilmente, finirà come in Gran Bretagna, dove il rapporto dell’agenzia di arbitrato industriale Acas, che ha anche guidato i negoziati conclusi con la fine dello sciopero dei lavoratori inglesi che affermavano di essere stati discriminati, ha dato ragione agli italiani. La Total non ha violato la legge impiegando nostri connazionali nel cantiere per la costruzione di una nuova unità della sua raffineria Lindsey nel Lincolnshire. Alla fine è stato raggiunto un accordo che prevede la creazione di altri 102 posti, offerti a lavoratori inglesi, in aggiunta a quelli per i dipendenti dell’azienda siracusana, italiani e portoghesi. Nessun operaio italiano o portoghese ha perso il suo posto a seguito di questa intesa, è stato sottolineato da tutte le parti in causa. Ma molti esperti hanno sottolineato che con questo caso sono state messe a rischio le normative europee sul mercato del lavoro.
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Non sono d’accordo. I patti bilaterali sono una cosa tremenda qui in Ticino, infatti il bilateralismo non esiste, c’è solo l’unilateralismo, perchè fanno avanti solo loro. Non credo che sia una cosa che riguarda la globalizzazione; ma prevedere il problema e cercare di risolverlo prima che si verifichi e difatti grazie all’incapacità del Governo di Berna è successo. Le persone vengono licenziate, residenti di tutte le cittadinanze, nessuno escluso per prendere i miei compatrioti che vengono da fuori. E’ forse giusto? No, non lo è affatto. Non è giusto prendere il lavoro di altre persone solo perchè la manodopera cosa meno e come prendere solo scozzesi invece che inglesi. Di manodopera straniera in Ticino e fin piena, perchè non darla a noi? La svizzera è piena di emigrati provenienti da ogni parte del mondo e quindi si da a loro la precedenza. La storia dei patti non va bene per tutti i cantoni, tra l’altro ho sentito che anche Ginevra ne risente. Pe rnon parlare della formazione nei settori terziari, lo sappiamo tutti che i diplomi e le lauree fatte in svizzera sono molte più alte di quelle dell’italia e non lo dico solo io, ma anche un sito che ha confrontato le varie nazioni di ora non ricordo il nome. Perchè prendere solo Italiani frontalieri, non razzista, semplicemente non ne vedo l’utilità- Come ho già detto di manodopera straniera qui è sufficiente. Inoltre ogni volta i miei compatriota questa sorta di arma pur di aver ragione, le più basse sono proprio queste dle razzismo e del xenofibismo. Sono stata in Italia e ho visto forme di discriminazione che il giornalista che ha scritto questo pezzo può solo immaginare. Giusto per intendere.