Dal Ticino 420 milioni ai padroncini italiani
Sono in forte crescita le ditte e i lavoratori autonomi provenienti dai paesi dell’Unione europea – soprattutto dall’Italia – che propongono i loro servizi in Ticino. Nel 2012 hanno lavorato in Ticino complessivamente 23’000 persone appartenenti a queste categorie, con un aumento di più del 40%. Lo ha reso noto l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), in cui sono rappresentati sindacati e datori di lavoro ticinesi.
Dai controllo effettuati, risulta anche un forte aumento delle infrazioni. Padroncini e indipendenti che lavorano per meno di 90 devono notificare la loro attività alle autorità, ma spesso non lo fanno. Molti sedicenti indipendenti di fatto non lo sono, ma vengono impiegati da datori di lavoro locale per risparmiare.
L’AIC provvede a controlli regolari, soprattutto sui cantieri. Nel 2012 i controllo effettuati sono stati 1962. Sono stati riscontrati 316 casi di mancata notifica e 881 infrazioni. Le multe emesse hanno raggiunto la cifra di 195’000. In 62 casi è stato decretato il divieto di lavorare in Svizzera. Per contenere il fenomeno i datori di lavoro e i sindacati rappresentati nell’Associazione interprofessionale di controllo sottolineano la necessità di disporre di maggiori risorse per effettuare le necessarie verifiche.
I primi dati disponibili per quest’anno indicano una ulteriore forte crescita, che potrebbe portare il numero dei salariati distaccati o indipendenti a 35’000, con un nuovo aumento del 50%. Nel 2012 le risorse perse dall’economia cantonale sono state valutate a 420 milioni di franchi. Quest’anno potrebbero essere ancora di più. Per questo, nei prossimi giorni alla popolazione verrà distribuito un flyer in cui si invita la popolazione a far capo ad artigiani e ditte ticinesi.
Red.
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