Rubik era un bidone
Al momento di firmare l’accordo fiscale con la Svizzera il fisco inglese si aspettava di incassare fra i 6 e i 10 miliardi di euro, l’ammontare cioè dell’imposta liberatoria sui fondi neri inglesi depositati in Svizzera. Ora sembra invece che nelle casse inglesi finirà al massimo un miliardo. Gli evasori inglesi hanno infatti trovato altre strade, più convenienti, per legalizzare i propri capitali.
A fare le spese di questa situazione sono paradossalmente le banche svizzere, che al momento della firma hanno dovuto anticipare al fisco inglese 500 milioni di franchi a garanzia delle entrate future. Visto che queste entrate non ci saranno, questi soldi non verranno restituiti.
Secondo gli accordi fiscali – il cosiddetto modello Rubik – le banche avrebbero dovuto fungere da agenti del fisco inglese, prelevando dai fondi non dichiarati una ingente aliquota a titolo di risarcimento per le imposte non pagate finora, da versare nelle casse della Gran Bretagna. In cambio i fondi neri sarebbero stati legalizzati senza pregiudicare l’anonimità dei detentori dei fondi.
Sembra che sia proprio quest’ultimo elemento, l’anonimità, ad interessare sempre meno gli evasori. Posti di fronti alla possibilità di legalizzare i propri capitali ad un prezzo più conveniente, anche se a scapito dell’anonimità, gli evasori inglesi hanno a quanto sembra scelto in massa questa seconda strada.
Trasferendo per esempio i propri capitali nel Lichtenstein, che in materia di segreto bancario sta seguendo una politica molto più conciliante della Svizzera nei confronti dell’Unione europea, è possibile mettersi in regola con il fisco inglese al prezzo di una aliquota inferiore fino al 10% di quella prevista dall’accordo fiscale Svizzera-Gran Bretagna.
Secondo informazioni pubblicate dal quotidiano di Zurigo Neue Zürcher Zeitung, finora il fisco inglese avrebbe incassato attraverso il Lichtenstein circa 800 milioni di franchi. La somma raccolta grazie all’accordo Rubik sarebbe invece ancora lontana da questa soglia, a partire dalla quale comincerebbe a venir rimborsato l’anticipo versato dalle banche svizzere.
Red.
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