Presidi: concorso da rifare. Scuola lombarda nel caos
Insegnati precari? Non solo: ora alla precarietà cronica nella scuola pubblica italiana si aggiunge anche quella dei presidi. In Lombardia infatti il Consiglio di Stato ha deciso che il concorso riservato ai dirigenti scolastici organizzato un anno fa deve ricominciare daccapo. Tutta colpa delle buste in cui vennero inseriti i nomi dei candidati e gli elaborati: il Consiglio di Stato ha ritenuto tali involucri troppo trasparenti, mandando a monte l’anonimato del concorso. Un caso che ha dell’incredibile se si pensa come in certi concorsi ed esami, i partecipanti siano controllati manco fossero alla Casa Bianca. Mentre secondo i giudici chiamati ad esprimersi sul “caso presidi”, si sarebbero utilizzate delle buste con trasparenze da far invidia alle passerelle dell’alta moda. E per stabilirlo sono serviti dodici mesi di tempo a suon di ricorsi e contro-ricorsi, contribuendo a rendere ancor più precario un settore già di per sé colpito da milioni e milioni di euro di tagli.
Risultato: anche l’anno prossimo, dopo le reggenze 2012-2013, l’Ufficio scolastico regionale non potrà procedere alla nomina in ruolo degli idonei che hanno superato il concorso lombardo; il prossimo anno 355 scuole non avranno un dirigente scolastico titolare, altre 355 (siamo a 710 su 1100) avranno un dirigente scolastico nominato in reggenza sulle prime, senza contare altre 110 circa senza preside titolare per motivazioni varie. Secondo l’associazione Disal, quella dei dirigenti scolastici, “è triste riconoscere che la giustizia amministrativa assesta un incredibile colpo alla scuola lombarda, agli operatori, agli studenti ed alle famiglie ed a quei docenti che si sono battuti in questi mesi per veder riconosciuto il merito del proprio percorso concorsuale”.
E ancora: “Dopo un anno di battaglie, esprimiamo solidarietà a questi insegnanti e confermiamo la decisione di esplorare tutte le forme (senza escludere l’estremo ricorso ad uno sciopero) per opporsi al grave abuso delle reggenze che in questi anni ha sfruttato la disponibilità di migliaia di presidi, non solo in Lombardia”.
Nicola Antonello
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