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Segreto bancario: Rubik addio, in arrivo lo scambio automatico

15 giugno 2013 – 07:47Nessun Commento

Il governo svizzero in riunione (foto admin.ch)

In materia di mercati finanziari, la Svizzera cambia nuovamente strategia. Prendendo atto delle difficoltà incontrate dalla proposta di mantenere il segreto bancario in cambio di un’imposta liberatoria, il Consiglio federale ha reso noto di voler partecipare allo sviluppo di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni sui depositi dei clienti esteri. Tale standard verrebbe adottato a condizione però che venga riconosciuto e introdotto dagli Stati del G20, dai Paesi membri dell’OCSE e da tutte le principali piazze finanziarie del mondo.

È inutile lottare contro l’inevitabile, deve essersi detta la ministra delle finanze Evelyne Widmer-Schlumpf, alle prese ormai da più di un anno con le crescenti pressioni estere per ottenere un adeguamento della Svizzera alle norme fiscali internazionali. Dopo la capitolazione nei confronti degli Stati Uniti, che con l’accordo FATCA hanno ottenuto la completa trasparenza sui depositi dei cittadini americani nelle banche svizzere, diventa sempre più difficile negare ad altri paesi gli stessi diritti. L’accordo imposto da Washington ha comportato per la Svizzera anche la perdita degli ultimi due alleati all’interno dell’Unione europea. Austria e Lussemburgo hanno infatti annunciato l’adozione degli standard OCSE sullo scambio dei dati, lasciando la Svizzera sola nella tempesta.

A preoccupare le autorità di Berna è soprattutto il crescente favore incontrato in seno all’Unione europea del concetto di Stato terzo per definire i rapporti con la Svizzera. I negoziatori europei sono infatti stanchi della strada bilaterale, che impone nuovi negoziati ogni volta che cambia qualche legge. Alla Svizzera si chiede sempre più insistentemente un approccio dinamico: in pratica, il diritto svizzero dovrebbe adeguarsi automaticamente alla legislazione UE.

Come alternativa si sta profilando la definizione di Stato terzo, che ridurrebbe di molto le facilitazioni attuali di accesso al mercato europeo per le esportazioni svizzere. E questo proprio quando fra Stati Uniti e Unione europea sono in corso trattative per creare un mercato comune atlantico, da cui la Svizzera, paese che dipende dalle esportazioni, non può permettersi di rimanere esclusa. Occorre quindi fare di tutto per mantenere l’accesso ai mercati europei.

Accogliendo gli stimoli di un rapporto commissionato a un gruppo di esperti diretto dal professor Ayimo Brunetti, dell’Università di Berna, il consiglio federale ha quindi deciso ieri di partecipare attivamente, in seno all’OCSE, allo sviluppo di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni inteso a garantire la conformità sotto il profilo fiscale dei clienti esteri di gestori patrimoniali, che soddisfi elevate esigenze per quanto concerne il rispetto del principio di specialità e della normativa in materia di protezione dei dati, che assicuri la reciprocità e che comprenda norme affidabili per l’accertamento dell’avente economicamente diritto di tutte le forme giuridiche, compresi trust e società di sede.

Se si dovesse giungere a un simile standard, riconosciuto e introdotto dagli Stati del G20, dai Paesi membri dell’OCSE e da tutte le principali piazze finanziarie del mondo, il Consiglio federale proporrà di trasporre tale standard nel diritto svizzero al fine di garantire la conformità sotto il profilo fiscale dei clienti con sede fiscale all’estero di gestori patrimoniali.

Laddove possibile, con gli Stati interessati che non introducono lo standard globale si dovrebbe sempre poter concludere convenzioni standardizzate sull’imposizione alla fonte con scambio di informazioni su richiesta. Prima dell’introduzione dello scambio automatico di informazioni il nostro Paese dovrebbe inoltre trovare un accordo con i singoli Stati Partner sulla problematica della regolarizzazione del passato per gli attuali averi non dichiarati e garantire rispettivamente migliorare l’accesso al mercato per gli istituti finanziari svizzeri.

Red./Comunicato

 

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