Scambio automatico: dopo il Liechtenstein, anche la Svizzera?
Il Liechtestein ha deciso di accettare lo scambio automatico di informazioni richiesto dalle norme dell’OCSE. La Svizzera invece attende che vengano elaborate norme comuni e valide per tutti. Ma presto o tardi, anche la Svizzera dovrà adeguarsi.
La decisione del Liechtenstein di anticipare i tempi non sorprende. Per le istituzioni finanziarie di questo ormai ex-paradiso fiscale l’adeguamento alle norme di trasparenza si è rivelato una carta vincente che ha contribuito a far aumentare i depositi nelle banche del Principato, anche a spese della Svizzera.
È stato per esempio il caso dei depositi in nero dei clienti inglesi. Con la Gran Bretagna la Svizzera ha negoziato una legalizzazione dei depositi non dichiarati, in cambio di una imposta liberatoria, simile a quella non andata in porto con la Germania.
Il Liechtenstein invece con la Gran Bretagna ha accettato lo scambio automatico di informazioni, in cambio della possibilità, per i clienti evasori inglesi, di regolarizzare la loro posizione nei confronti del fisco del loro paese a condizioni più favorevoli di quelli previsti per la Svizzera.
Risultato: parecchi milioni depositati in nero in Svizzera da cittadini inglesi sono emigrati nel Liechtenstein per venir legalizzati in Inghilterra a condizioni più favorevoli. Per il Lichtenstein la politica del denaro dichiarato si dimostra insomma un buon affare.
Il vantaggio del Principato è di aver un numero di banche inferiore e molto più omogeneo, fra cui è più facile trovare un accordo. In Svizzera il mondo finanziario è più vasto e più variegato. I processi decisionali sono lenti, la ritirata dalle eroiche posizioni in difesa del segreto bancario caratterizzate da innumerevoli battaglie di retroguardia.
Succede così che ci si accorda sul minimo comuni denominatore, mentre le singole banche cercano le soluzioni più vantaggiose. Il trend comunque è quello di invitare i clienti a legalizzare i propri depositi. Per le banche si tratta ormai di una questione di sopravvivenza.
Vedasi ad esempio quelli che succede negli Stati Uniti. Le autorità americane hanno negli scorsi giorni preso nel mirino le banche americane che intrattengono relazioni con la Banca cantonale di Zurigo, rea di aver accolto depositi non dichiarati al fisco americano. La richiesta di informazioni verrà esaudita, ma costerà alle banche notevoli risorse. Potrebbe quindi diventare molto difficile per le banche svizzere che insistono nel tenere in deposito fondi non dichiarati operare fuori dai confini nazionali.
Red.
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