Si avvicina la fine del segreto bancario?
Non sono piaciuti al presidente del partito liberale-radicale svizzero Philipp Müller le dichiarazioni della ministra delle finanze svizzera Eveline Widmer-Schlumpf sulla possibilità di un negoziato sullo scambio automatico di informazioni. Müller ha chiesto che le trattative fiscali internazionali vengano affidate al ministro degli esteri, il radicale Didier Burkhalter, che recentemente ha preso decisamente posizione a favore della bilaterale.
In materia di segreto bancario, si osserva una accelerazione degli avvenimenti, tutta a scapito delle prospettive della Svizzera di riuscire ad evitare ancora a lungo lo scambio automatico delle informazioni. Innanzitutto c’è naturalmente il fallimento dell’accordo fiscale con la Germania, che ha messo una seria ipoteca sulla possibilità di trovare vie d’uscita bilaterali per salvaguardare gli interessi della piazza finanziaria svizzera.
Ma la novità più importante è l’imminente sottoscrizione anche da parte di Lussemburgo e Austria dell’accordo FATCA con gli Stati Uniti, con il quale viene di fatto abolito il segreto bancario per i clienti americani. Lussemburgo e Austria, che hanno un segreto bancario simile a quello della Svizzera, sono finora stati i principali alleati di Berna nello sventare gli attacchi allo scambio automatico di informazioni. Difendendo gli interessi della Svizzera, i due paesi dell’Unione europea, difendevano ovviamente anche i loro.
L’inevitabile accordo con gli Stati Uniti crea però una nuova situazione: gli Stati membri dell’Unione europea prevedono nei rapporti reciproci la clausola della nazione più favorita a favore degli altri membri dell’Unione. Ciò significa che dovranno concedere anche agli altri paesi Ue quello che concedono agli Stati Uniti. Cioè in questo caso lo scambio automatico di informazioni fiscali.
A questo punto Austria e Lussemburgo non avranno più alcun interesse a sostenere il segreto bancario svizzero. Anzi. Ed era proprio parlando di questa prospettiva che la ministra delle finanze svizzera ha dichiarato che lo scambio automatico di informazioni non poteva più essere considerato un tabù.
Dichiarazioni che sono state ritenute troppo da chi ritiene che la Svizzera dovrebbe continuare a difendere le proprie posizioni senza compromessi.
Red.
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