Ristorni in cambio del rispetto del segreto bancario svizzero
Il versamento all’Italia del 38,8 per cento dell’imposta alla fonte prelevata dal Canton Ticino ai lavoratori frontalieri, previsto dalla Convenzione sulla doppia imposizione fra l’Italia e la Svizzera del 1978, è stato stabilito anche in cambio del riconoscimento del segreto bancario. Lo mette in evidenza il deputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri in una interrogazione al governo svizzero.
Citando le conclusioni dello studio sul tema commissionato dal Municipio di Lugano al prof. Marco Bernasconi ed alla docente della Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) Donatella Ferrari, Lorenzo Quadri sottolinea che negli scorsi 40 anni il prezzo della tutela della piazza finanziaria nazionale è stato scaricato in massima parte sul Canton Ticino.
Oggi, afferma Quadri, da parte italiana il riconoscimento del segreto bancario non più dato. L’Italia sembra pretendere dalla Svizzera addirittura lo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei propri concittadini, non accontentandosi più dello scambio su richiesta in base agli standard OCSE.
Nella sua interrogazione il deputato della Lega chiede quindi al Consiglio federale se è consapevole dello stretto nesso esistente tra lo scambio di informazioni fiscali con l’Italia e il tasso di ristorno dei frontalieri, e se il CF intende usare l’alto tasso dei ristorni dei frontalieri nelle trattative con l’Italia sulla doppia imposizione quale contropartita per spingere l’Italia ad accondiscendere allo scambio di informazioni su richiesta.
Secondo Quadri il mantenimento, in regime di libera circolazione delle persone, di un tasso di ristorno del 38.8% è “oggettivamente ingiustificato.” Se dovesse venir mantenuto, Quadri chiede al Consiglio federale di riconoscere al Canton Ticino un appropriato indennizzo.
Red./Comunicato
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