Commissione del Senato svizzero contraria alla riduzione dei ristorni
Continua la querelle sui ristorni dei frontalieri: la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati – il Senato svizzero – , ha bocciato per la seconda volta l’iniziativa cantonale ticinese che mira a ridurre dall’attuale 38.8% al 12.5% il tasso di ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri.
La Commissione è dell’opinione che la proposta di diminuire il tasso al 12.5% (il medesimo impiegato per l’Austria), accolta dal Consiglio nazionale, debba venir affrontata nell’ambito della rinegoziazione dell’accordo di doppia imposizione pattuito tra Berna e Roma. Si attende ora la votazione del Senato. In caso di divergenza fra le due Camere la proposta, che era stata sostenuta dalla deputazione ticinese, rischia di arenarsi.
La decisione ha suscitato la reazione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri che ha espresso “sconcerto e irritazione” per la decisione. Secco il commento di Quadri: “Rifiutare l’iniziativa ticinese, a favore di una mozione (del Consiglio degli Stati) annacquata e completamente inutile, specialmente dopo il dibattito al Nazionale, significa da un lato dare l’ennesimo schiaffo al Ticino, ciò che non giova certamente al federalismo, e, dall’altro, misconoscere la realtà dei fatti, abboccando all’esca italiana.”
“Il tasso spropositato (40%, poi ridotto al 38.8%) – afferma Lorenzo Quadri – nacque come prezzo del riconoscimento del nostro segreto bancario da parte dell’Italia. Un prezzo che da quasi quarant’anni viene versato pressoché interamente dal Ticino. Visto che l’Italia non riconosce più il segreto bancario elvetico, ed anzi a causa di esso ha inserito la Svizzera nelle famose black list dalle quali non sembra intenzionata a toglierla, un tasso di ristorno superiore a quello stabilito con l’Austria non ha alcuna ragione di esistere.”
“La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati vuole dunque imporre al Ticino di pagare un indennizzo non dovuto, in quanto ormai privo d’oggetto. Cosa che il nostro Cantone non può in nessun caso accettare.”
Red.
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