Le banche di Lugano sopravvivono allo scudo
Le banche e gli istituti fiduciari di Lugano hanno superato meglio del previsto la prova dello scudo fiscale italiano, il cui termine è scaduto alla fine di aprile. L’ammontare dei fondi neri legalizzati è importante, e si collocherà probabilmente attorno ai 100 – 120 miliardi di euro.
Anche se la maggior parte di questi fondi proviene dalla Svizzera, qualcosa deve però essere rimasto, nei forzieri delle banche di Lugano, se queste, quasi senza eccezioni, annunciano buoni risultati per l’esercizio 2009. Sia la BSI che la Banca del Sempione hanno chiuso i conti con gli utili in crescita e i patrimoni in amministrazione invariati o addirittura in aumento.
In effetti solo poco più di un terzo dei capitali depositati nelle banche svizzere sono stati rimpatriati fisicamente, facendo seguito ad un effettivo disinvestimento in Svizzera. Il resto è stato legalizzato con il rimpatrio giuridico, e rimane quindi depositato sui conti delle banche svizzere. Una situazione meno favorevole per le banche, in quanto i detentori di fondi legali sono liberi di trasferirli dove e quando gli pare. Ma per le banche in grado di offrire servizi di qualità e prestazioni interessanti non è stato un problema convincere i clienti a rimanere, o addirittura conquistarne di nuovi. A dimostrazione del fatto che si possono fare buoni affari anche senza offrire solamente il modo migliore per evadere il fisco dei paesi vicini.(Sul futuro della piazza finanziaria di Lugano, si è espresso recentemente anche il finanziere Tito Tettamanti: VIDEO INFOINSUBRIA)
Secondo la Banca d’Italia prima dell’adozione dello scudo fiscale, nei forzieri delle banche svizzere giacevano 500 miliardi di euro. Lo scudo fiscale avrebbe quindi portato al rientro in Italia, fisico o legale, di circa un quinto di questa somma. Un risultato accettabile, ma forse non del tutto in linea con gli obiettivi del ministro delle finanze Tremonti, che sperava di “prosciugare” la piazza finanziaria di Lugano.
Ma c’è di peggio. Secondo informazioni che vengono solo bisbigliate, e che sicuramente non verranno mai confermate ufficialmente, non sono pochi i clienti che hanno legalizzato i fondi neri che detenevano, procedendo però contemporaneamente all’apertura di nuovi conti clandestini, destinati a venir alimentati nei prossimi anni. Un segnale che dovrebbe dar da pensare alle autorità italiane.
Michele Andreoli
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