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Perché è difficile vendere una banca svizzera

2 febbraio 2013 – 10:00Nessun Commento

Stanno diventando tossici i fondi neri depositati nelle banche svizzere? La domanda aleggia nei piani alti delle banche di Lugano, una piazza dove l’amministrazione di fondi neri ha ancora un peso importante. Le vicissitudini del segreto bancario stanno infatti avendo pesanti ripercussioni anche sul valore di mercato degli istituti di credito.

Un tempo il valore di una banca dipendeva dalla somma dei patrimoni amministrati. Ma nella costellazione attuale, la presenza di una forte percentuale di fondi non dichiarati si sta rivelando pregiudizievole per il valore dell’istituto.

Cercare di vendere una banca con un forte percentuale di patrimoni non dichiarati oggi è come cercare di vendere un cesto di mele marce. È il risultato della crescente pressione internazionale per chiudere le vie di fuga al capitale cosiddetto “non fiscalizzato”, cioè nascosto al fisco dei paesi d’origine.

La gestione di fondi neri oggi se la possono permettere solo piccoli istituti che non sono presenti all’estero e che quindi non devono temere rappresaglie da parte di autorità fiscali straniere. Per i gruppi bancari con filiali in diversi paesi, avere in portafoglio il capitale azionario di una banca svizzera zeppa di fondi neri rappresenta ormai un rischio troppo grande.

Soprattutto se si vuole operare sul mercato americano: in una situazione del genere la probabilità di finire con l’aver a che fare con un tribunale è piuttosto grande, come dimostrano gli ultimi sviluppi della vicenda della banca Wegelin. Per far luce sui movimenti bancari di questo istituto, che ha ammesso di aver aiutato clienti americani a occultare capitali al fisco, il Tribunale di New York ha ora chiesto anche all’UBS, che presso cui la Wegelin aveva un conto, di fornire dettagli sugli spostamenti nel mirino dell’autorità fiscale.

I successi ottenuti dagli Stati Uniti nella lotta all’evasione fiscale via banche svizzere non mancherà di ispirare anche altri paesi. I rischi legati alla presenza di fondi non dichiarati anche in una propria partecipata sono aumentati, con un notevole impatto anche sui criteri di valutazione adottati per verificare l’opportunità di partecipare al capitale azionario di una banca.

Red.

 

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