Monti: Provincia di Varese addio!
Mario Monti, primo Presidente del Consiglio varesino è anche colui che ha firmato la fine della Provincia di Varese. La situazione quantomeno originale è stata al centro dell’intervista esclusiva pubblicata stamattina (mercoledì 12 settembre) dal principale quotidiano del Varesotto, la Prealpina. Il premier ha risposto alle domande dell’editorialista Gianni Spartà durante il Forum Ambrosetti di Cernobbio.
Oggi Cernobbio è in provincia di Como. Domani? Chissà. Entro fine ottobre la Regione Lombardia dovrà presentare al Governo il disegno di riordino delle province. Gli amministratori locali finora si sono ribellati a questa situazione e soprattutto da Varese, il presidente Dario Galli ha più volte ribadito che difficilmente si ubbidirà a Palazzo Chigi. Le pressioni politiche, tuttavia, non hanno scomposto più di tanto Mario Monti. E d’altronde c’era d’aspettarselo: il capo del Governo ha vinto tensioni ben più enormi con la Germania e Angela Merkel.
I “malumori” della periferia, seppure a lui molto cara, gli fanno il solletico. E quindi non si è scostato di un millimetro: “La Provincia di Varese – ha detto Monti alla Prealpina – non risponde ai requisiti minimi richiesti. Dunque, sarà soggetta a riordino. Ma qui voglio sottolineare l’importanza della riforma che serve a rendere più moderno lo Stato e il rapporto tra questo e i cittadini. Una riorganizzazione che avrà come perno anche le realtà economiche, a cominciare dai distretti industriali. Ed è giusto che le istituzioni seguano le nuove realtà e si riaggreghino secondo le esigenze anche del mondo produttivo. In questo senso, da varesino, mi auguro che la mia città diventi guida e modello di questo nuovo processo”.
Il premier ha invece glissato su possibili scenari di accorpamento con Como oppure Milano: “Credo che queste considerazioni spettino innanzitutto agli attori locali che conoscono meglio di chiunque altro le esigenze del territorio. È un tema che a più riprese hanno promosso nei vari programmi elettorali anche i partiti politici che appoggiano il governo. Su questo punto non si torna indietro. Entro il 23 ottobre i Cal (i consigli per le autonomie locali) devono presentare le loro proposte di riordino, le Regioni poi le trasmettono al governo. Se non lo fanno, procede l’esecutivo. Il percorso è segnato e si andrà avanti fino in fondo. L’obiettivo resta il dimezzamento delle Province. Si tratta di riscrivere la carta geografica d’Italia ferma da troppi decenni”.
Infine una battuta sulla Svizzera: “E’ un punto di forza di quest’area – ha sottolineato ancora il Premier italiano – così come la tradizione imprenditoriale, la vicinanza a Milano e la presenza dell’aeroporto intercontinentale di Malpensa che è una finestra sul mondo, il Centro Ricerche di Ispra e la presenza di grandi imprese italiane e multinazionali che, pur con le difficoltà della attuale fase economica, è ancora significativa. Io credo che tanto l’apertura internazionale, quanto la vocazione all’imprenditorialità siano ingredienti indispensabili per la crescita. Ormai il contesto competitivo è il mondo, le opportunità e le minacce sono globali: chi si apre è in grado di comprenderle e anticiparle, chi si chiude non coglie in tempo le prime e subisce le seconde. Per quanto riguarda l’imprenditorialità, si tratta di un orientamento di fondo, che non significa necessariamente creare un’impresa, ma avere la volontà di assumersi dei rischi oggi per ottenere migliori risultati futuri. Non è una scommessa, ma un’assunzione di responsabilità e un cambiamento di mentalità che il mondo globale richiede”.
Nicola Antonello
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