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UDC “arrogante”? Le ipotesi di Blocher

31 ottobre 2011 – 11:57Nessun Commento

Christoph Blocher, wikipedia

Christoph Blocher, deus ex machina dell’Unione democratica di centro svizzera (UDC), colui che portò il partito di estrema destra in cima all’elenco dei partiti federali, che fu Ministro prima di essere estromesso dal Governo, torna in Parlamento ed impone una rigida autocritica ai suoi, rei, secondo il tribuno zurighese, di essere stati “arroganti” nel proporre una campagna elettorale incentrata solo sui rapporti con gli stranieri. Una campagna che sarebbe, a detta sua, all’origine della perdita di consensi dell’UDC.

L’Unione democratica di centro ha peccato di arroganza, secondo il suo vice-presidente Christoph Blocher. L’ex consigliere federale, che a Zurigo ha subito una sonora sconfitta elettorale nella corsa al Senato giungendo solo terzo, ha espresso una serie di critiche al suo partito e pure a se stesso, nonostante l’elezione alla Camera bassa. Blocher rimette in discussione la campagna elettorale, centrata unicamente sulla lotta alla “immigrazione di massa”.

L’UDC di fatto rimane la prima forza politica in Svizzera, ma alle recenti elezioni ha perso il 2,3% dei voti e 8 seggi. Il calo “certamente non drammatico”, inverte la tendenza di continua crescita cui era confrontato il partito da oltre 20 anni. La causa sarebbe dovuta “al confort, al torpore e all’arroganza” dell’UDC attuale. “Abbiamo puntato troppo in alto” afferma Blocher riferendosi all’obiettivo dichiarato di superare la barriera del 30%, un obiettivo “forse troppo presuntuoso”.

Blocher ritiene che il suo partito debba cambiare il modo di porsi. L’aggressiva campagna di affissioni contro l’immigrazione “ha probabilmente nuociuto all’UDC, non lasciando spazio ad altri temi.”

Lo stesso Blocher, per altro, è stato aspramente criticato da altri membri del suo stesso partito per essersi voluto nuovamente mettere in corsa nonostante il partito avesse ormai considerata conclusa la sua carriera politica, bruscamente arrestatasi con l’estromissione dal Consiglio federale.

Com./ KC

 

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