Italiani mai così pessimisti
A novembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori italiani è sceso da 86.2 a 84,8, il livello più basso dal gennaio 1996, ovvero dall’inizio delle serie storiche. Secondo Confesercenti, il dato „fa presagire un fine di stagione pericolosamente freddo dal punto di vista dei consumi, proiettando un’ombra inquietante anche sulle previsioni per i primi mesi del 2013”.
Sul peggioramento, messo in luce dall’Istituto nazionale di statistica, pesano il deteriorarsi delle aspettative su futuro e disoccupazione. L’Istat indica per il mese di novembre una diminuzione sia della componente riferita al clima economico generale (da 71,5 a 69,4), sia quella relativa alla dimensione personale (da 91,0 a 90,9).
Nel dettaglio, fa sapere sempre l’Istat, peggiorano le opinioni e le attese sulla situazione economica della famiglia. Il saldo dei giudizi sul bilancio familiare cala, mentre le opportunità attuali di risparmio e le possibilità future segnano un miglioramento. A livello territoriale il clima di fiducia aumenta lievemente nel Mezzogiorno, conclude l’Istituto di statistica, ma diminuisce nel resto del Paese.
“E’ una prospettiva difficile, soprattutto alla fine di un anno di decisa contrazione dei consumi – ha commentato Confesercenti in una nota. „Il Governo e il Parlamento non possono ignorare che l’opinione delle famiglie sulle proprie possibilità è improntata ad un grave pessimismo: il sentimento scende soprattutto nel passaggio dal clima corrente a quello futuro, con 15 punti percentuali di differenza”.
“In una situazione del genere – si legge nella nota – aspettare ad agire sarebbe un errore: raramente si registra una sfiducia nel futuro maggiore che nella situazione presente, senza distinzioni rilevanti fra il clima economico generale e le condizioni di bilancio e reddito familiare. C’è bisogno di restituire subito fiducia ai consumatori, anche attraverso interventi che diano un segnale preciso: innanzitutto con un taglio vero e coraggioso sulla spesa improduttiva dello Stato, che sia più incisivo di quanto fatto finora.
Ai tagli alla spesa deve poi necessariamente accompagnarsi una riduzione della pressione fiscale, arrivata al 45% e che rischia di salire ancora: un elemento che di certo nella percezione delle famiglie e delle imprese non appare affatto consolatorio”.
Red./Comunicato
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