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Accordi fiscali: cosa cambia dopo il “no” tedesco

23 novembre 2012 – 18:47Nessun Commento

Si ferma il treno di Rubik, ma accelera quello dello scambio automatico di informazioni. È l’opinione di Paolo Bernasconi, professore di diritto dell’economia all’Università di San Gallo. Il no tedesco agli accordi fiscali, che avrebbero permesso la regolarizzazione dei fondi neri tedeschi depositati in Svizzera, potrebbe accelerare l’inevitabile adozione,  anche da parte della Svizzera, degli standard fiscali richiesti ormai dalla maggior parte dei paesi. Ecco le dichiarazioni raccolte da Infoinsubria.

Il no tedesco è una buona o una cattiva notizia per la piazza finanziaria?

Se si considera che le banche svizzere hanno speso milioni per mettere in piedi un sistema informatico destinato a entrare in funzione il 1. gennaio per gestire le operazioni legate all’accordo fiscale, è evidentemente una cattiva notizia. Ed è una pessima notizia anche per il fisco tedesco, che poteva incassare diversi miliardi che ora ha perso.

È una buona notizia per quegli ambienti legati ad una concezione del segreto bancario che da quattro o cinque anni sta mettendo in difficoltà la piazza finanziaria svizzera. Solo che si tratta di una concezione che non ha futuro: sono come i pellerossa che cercano di fermare le locomotive a vapore, senza aver capito che il mondo è cambiato completamente. L’epoca dei trucchetti è finita, tant’è vero che abbiamo rischiato di perdere la più grande banca svizzera. Ora che si è fermato Rubik, si accellera il treno dello scambio automatico.

Il segreto bancario vecchia maniera è dunque destinato a scomparire?

È in corso un processo inarrestabile. Basti pensare che prossimamente a Singapore entrerà in vigore la legge che codifica la punibilità del riciclaggio di proventi provenienti da reati fiscali. Non esistono più alternative: entro al massimo un paio d’anni, il Parlamento svizzero dovrà codificare in diritto svizzero la raccomandazione dell’OCSE che prevede la punibilità del riciclaggio di averi patrimoniali risparmiati mediante frode o sottrazione fiscale aggravata. Questa novità, imposta dall’OCSE a tutti i suoi paesi membri e collegati, compresi i rifugi fiscali del Sudest Asiatico e del Golfo dei Caraibi, accelera l’estinzione delle società paravento offshore. Sarà questo il punto di non ritorno. Rubik o non Rubik.

Quali conseguenze avrà il no tedesco sulle trattative in corso con l’Italia?

Con l’Italia la situazione è completamente diversa. Le trattative continueranno. L’attuale costellazione politica in Italia è totalmente diversa da quella tedesca. Sul tavolo dei negoziati, che continuano in modo serrato, oltre all’accordo sull’imposta liberatoria, sono all’esame l’estensione dello scambio di informazioni secondo la Convenzione italo-svizzera sulla doppia imposizione, la radiazione della Svizzera dalla lista nera dei paradisi fiscali, l’accesso ai mercati italiani per le banche svizzere e gli accordi sui ristorni dei frontalieri. Pertanto, gli interessi in gioco sono molto più estesi che non quelli tra la Svizzera e la Germania.

MA

 

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