La Svizzera al voto
Il prossimo fine settimana, l’elettorato elvetico rinnova il Parlamento federale. Un voto che avviene al termine di una campagna elettorale dai toni discreti in cui nessun partito è riuscito a fare la differenza. In sondaggi danno, comunque, in testa l’Unione democratica di centro, (UDC) attuale partito di maggioranza relativa. Più staccati i socialisti, i liberali e i cattolici del PPD. La sorpresa, domenica, potrebbe arrivare dai piccoli partiti come i verdi liberali e il Partito borghese democratico accreditati dai sondaggi in netta ascesa.
L’ultimo barometro elettorale conferma che l’ UDC manterrà la sua leadership nel Parlamento svizzero. I sondaggi danno il partito di destra a quasi il 30% con una crescita rispetto al 2007 di 1.5 punti percentuali. Rallentano nuovamente i liberali del PLR che perderebbero altri 2.5 punti, rispetto al 2007, fermandosi al 15.2%. Stabili invece gli altri partiti maggiori con i Socialisti poco sotto il 20%, i cattolici del PPD vicino al 15% e gli ecologisti attestati fra il 9 e il 10%. Insomma, quello svizzero è uno scenario politico che dalle urne, il prossimo fine settimana, dovrebbe uscire sostanzialmente immutato rispetto alle elezioni di quattro anni fa. L’unica sorpresa potrebbe arrivare dai partiti minori come i verdi liberali e il Partito borghese democratico (costola dell’UDC) che secondo i sondaggi sono in netta ascesa e potrebbero attestarsi attorno al 5%.
Ma quello dei partiti minori potrebbe essere l’unica vera sorpresa della tornata elettorale. La distribuzione dei 200 seggi del Consiglio nazionale (camera dei deputati) e dei 46 del Consiglio degli Stati (Senato) lunedì prossimo non registrerà particolari sconvolgimenti. E’ questo almeno quanto dicono i sondaggi e i commenti dei politologi elvetici.
Una campagna fiacca
Tutto questo corrisponderebbe perfettamente a una campagna elettorale che molti hanno definito sotto tono, addirittura fiacca. Nemmeno grossi temi come l’uscita della Svizzera dal nucleare o la crisi del franco forte, sembrano avere smosso gli entusiasmi. Infatti, se nelle due ultime elezioni nazionali (2003 e 2007) con l’emergere dell’UDC e delle sue battaglie anti-europee e anti-stranieri, i toni si erano fatti molto accesi, tanto che diversi specialisti avevano osservato come anche la Svizzera si fosse “europeizzata”, ora si ha l’impressione che l’ardore di un tempo si sia stemperato. Il dibattito politico è rientrato nell’alveo della normalità tipicamente elvetica.
Le battaglie anti-stranieri sono, anche quest’anno, uno dei temi centrali della destra elvetica. Le strade del paese sono tappezzate di manifesti che denunciano un’eccessiva presenza di lavoratori esteri. Evidentemente, come sostengono alcuni politologi, gli altri partiti hanno imparato a non reagire alle provocazioni non permettendo più alla destra di monopolizzare la campagna con i suoi temi preferiti coem era stato il caso in precedenza. Ciò non toglie che l’UDC continua a crescere.
MB
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