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Province, commissariate pure Lecco, Vco e Novara

7 gennaio 2014 – 15:28Un Commento

Il puzzle-Italia (foto Confesercenti)

In Insubria le ultime a cadere saranno Lecco, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. E’ game over per le provincie insubriche già azzoppate dal commissariamento di Como e Varese. L’azzeramento arriva a causa del ddl del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Graziano Delrio che ha abolisce (forse una volta per tutte) il rinnovo dei consigli e l’elezione diretta dei presidenti. In attesa di essere cancellate dalla Costituzione, le nuove Province diventeranno enti di secondo grado con il presidente nominato dall’assemblea dei sindaci.

Il primo tweet del ministro è raggiante: “Per la prima volta – ha scritto il ministro – non si va ad elezione per le Province e per ora rimarranno enti leggeri con poche funzioni e molto utili ai Comuni”. L’abolizione delle Province però è tutt’altro che un fatto compiuto. Innanzitutto perché il testo deve ancora passare al Senato, dove il Governo ha margini più stretti e non tutti gli alleati sembrano entusiasti sull’approvazione tout court. Fra le perplessità sul disegno di legge vi è il semplice commissariamento delle Province, così come accade da due anni a Como e da sette mesi a Varese: presidenti, giunte e consigli a casa e dentro un funzionario di fiducia del Governo. Risultato: zero rappresentanza democratica, costi elevati (fra i 4.000 e gli 8.000 euro al mese) e scadenza variabile visto che per entrare a regime bisognerà attendere la riorganizzazione dei consorzi di Comuni dove la strada sarà verosimilmente tortuosa. “Questa riforma getterà nel caos il Paese: vietando ai cittadini di votare chi li amministrerà lede il diritto di voto libero, segreto, e non limitabile, sancito dall’articolo 48 della Costituzione” tuona Antonio Saitta, presidente dell’Unione province italiane.

Secondo Delrio, il suo ddl entrerà in funzione facendo risparmiare più di 2 miliardi di euro all’anno alle casse dello Stato. Conti sbagliati secondo la Corte dei Conti, che nell’audizione dello scorso 6 novembre regala un’analisi meno ottimista: secondo i magistrati contabili, il disegno di legge approvato dalla Camera taglierà al momento solo i costi degli organi politici, cioè 105 milioni per 1.774 amministratori provinciali, che però nel 2012 si erano già ridotti la paga di 34 milioni. Impossibile eliminare i 2 miliardi e 300 milioni di euro degli stipendi percepiti dagli oltre 55mila dipendenti provinciali ogni anno. Impossibile eliminare anche altri 2 miliardi e mezzo di “costi funzionali”.

Secondo il parere della magistratura contabile, poi è tutto da dimostrare che il passaggio dalle Province alle città metropolitane sia a costo zero. “Dal punto di vista finanziario – spiega la Corte dei Conti – il disegno di legge si basa sull’assunto della invarianza degli oneri in quanto si tratterebbe di un passaggio di risorse e funzioni dalla Provincia ad agli altri enti territoriali. Una costruzione, questa, il cui presupposto appare però tutto da dimostrare nella sua piena sostenibilità. Infatti, non appaiono convincenti anzitutto la contemporaneità tra la progressiva soppressione della Provincia (risparmi) e la istituzione della Città metropolitana (oneri) e in secondo luogo il relativo parallelismo quantitativo”. Il pasticcio continua.

Nicola Antonello

 

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Un Commento »

  • Le provincie fantasma | Buseca scrive:

    [...] su  www.infoinsubria.com che quell’intelligentone di Graziano Delrio giubila per aver abolito le elezioni delle [...]

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