Regio insubrica: quale futuro?
“Le province di confine devono diventare autonome come l’Alto Adige”. Ad affermarlo è stato ieri all’annuale assemblea della Regio insubrica, il presidente, Norman Gobbi, consigliere di stato ticinese. Solo un atto rivoluzionario, secondo Gobbi, può dare un futuro alla macro regione transfrontaliera.
A furia di attendere la burocrazia doganale il vino era diventato quasi rancido. Era successo al Festival dell’associazione Terra insubre di poche settimane fa dove al posto del Merlot ticinese, “fermato” dalle scartoffie al confine, ci si era accontentati di un brindisi con l’uva di Morazzone. Idem alla manifestazione “Insubria di gusto” organizzata settimana scorsa a Malnate: qui l’esportazione di generi alimentari per realizzare i piatti degli chef insubrici, ha avuto una lunga decantazione. Manco fossero scorie nucleari.
L’ennesimo esempio di quanto siano difficili i rapporti italo-svizzeri? In vino veritas, tanto che la Regio insubrica, di fronte a questi due casi eclatanti, si è mossa immediatamente. “Abbiamo incontrato le associazioni degli agricoltori e i rappresentanti delle dogane – ha affermato Giampiero Gianella, segretario della comunità di lavoro transfrontaliera – per semplificare i passaggi in frontiera dei prodotti alimentari che vengono utilizzati durante sagre o feste. Insieme realizzeremo anche un vademecum sulle buone pratiche da utilizzare per rendere più agevoli importazioni ed esportazioni. I controlli sono ovviamente legittimi, ma ci si cerca di venire incontro per promuovere le eccellenze del territorio su cui tanto si sta investendo”. Per una volta, fra Italia e Svizzera è finita a tarallucci e vino.
Un atto rivoluzionario
A tavola, forse, è più facile. Quando si parla di politica e di economia, invece, è dura. Lo ha ribadito il presidente della Regio, Norman Gobbi, all’assemblea annuale della Regio insubrica, svolta giovedì 21 giugno a Verbania. “Doveva essere l’anno del rilancio – ha affermato – ma i risultati sono stati raggiunti soltanto parzialmente. Le province di confine devono diventare autonome come l’Alto Adige. Sarebbe un atto rivoluzionario, ma è l’unica soluzione percorribile per dare un futuro alla Regio insubrica. Altrimenti la nostra comunità è destinata a morire”.
Banche ticinesi in aiuto delle imprese lombarde?
Eppure ieri si è affrontata anche la madre di tutti i problemi: la crisi. Non si è parlato solo manifestazioni, sagre e gare ciclistiche. E’ stata presentata la prima parte di uno studio dal titolo “La banca ticinese e l’azienda del Nord Italia: possibili collaborazioni in un’ottica di integrazione transfrontaliera” sul credito d’impresa. Sarebbe l’incontro perfetto fra due delle eccellenze sul confine: le piccole e medie imprese italiane e gli istituti bancari svizzeri. Una manna dal cielo, soprattutto in un periodo in cui la liquidità viene elargita col gontagocce. Secondo René Chopard, direttore del Centro studi bancari di Lugano-Vezia, Stelio Pesciallo della Ubs e Ilaria Capelli dell’università dell’Insubria, la collaborazione ha tutte le fondamenta giudiziarie per essere avviata. “Per le nostre Pmi – ha detto Dario Galli, presidente della Provincia di Varese – sarebbe una possibilità straordinaria”. Molto dipenderà dalle banche ticinesi: riceveranno le garanzie necessarie per i soldi prestati in Italia? Si vedrà.
Nicola Antonello
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