Regio Insubrica ancora nella bufera
Alla vigilia di una riunione che si prevede fondamentale per il futuro della “comunità” l’USI, l’Università della Svizzera Italiana, abbandona la Regio Insubrica. Per la comunità di lavoro, creata per facilitare i rapporti fra Svizzera Italiana e regioni confinanti, potrebbe essere il colpo di grazia. Da mesi, infatti, la Regio vive profonde tensioni e spaccature che potrebbero segnarne la sua fine.
L’abbandono da parte dell’USI della comunità di lavoro transfrontaliera, potrebbe significare la fine della Regio Insubrica. L’USI, a scanso di equivoci, ha anche annunciato che non verserà la quota sociale per l’anno in corso.
Insomma, la Regio Insubrica, nata nel 1995 dall’iniziativa del Canton Ticino e delle province confinanti, più che unire sembra ormai dividere. Da mesi, infatti, Dario Galli, presidente della Provincia di Varese oltre che di Regio Insubrica, vorrebbe sostituire l’attuale segretario, il ticinese Roberto Forte, con un suo uomo. Un avvicendamento che si trascina da tempo e che paralizza i lavori della comunità.
Non per nulla, il Canton Ticino, alla luce di queste manovre, aveva optato per una pausa di riflessione sul futuro della Regio Insubrica dando mandato a una Commissione di preparare un rapporto in tal senso. Rapporto ancora non consegnato. Tuttavia, con la defezione dell’USI, le cose si potrebbero accelerare. Domani, 25 ottobre, è infatti prevista una riunione dell’ufficio presidenziale che dovrà chinarsi sia sulla sostituzione di Roberto Forte, sia sulle ragioni dell’uscita dal Comitato della Regio di un partner di peso come USI. Altro punto all’ordine del giorno la campagna antifrontalieri “balairatt”: tutti temi che promettono scintille.
Red.
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