Abolizione della Regio Insubrica: un segnale politico irrispettoso
La semplice abolizione della Regio Insubrica senza una valida alternativa sarebbe “un segnale politico irrispettoso della realtà quotidiana” del milione e mezzo di persone che vivono nelle regioni di confine fra l’Italia e la Svizzera, afferma il prof. Remigio Ratti in una presa di posizione diffusa oggi in merito alla discussione in corso sul futuro della Regio Insubrica (vedi testo integrale).
In aprile il governo ticinese aveva annunciato la formazione di un gruppo di lavoro ad hoc per valutare il lavoro della Comunità di lavoro Regio Insubrica, “le sue finalità, la conseguente attività ed il suo assetto organizzativo” (vedi articolo). La decisione era stata presa anche in seguito alle divergenze in merito alla posizione del segretario generale della Regio, Roberto E. Forte, che il presidente di turno della Comunità di lavoro Dario Galli vorrebbe sostituire. Ora sembra però che la riflessione sull’attività della Regio Insubrica, secondo diverse prese di posizione, potrebbe sfociare in un abbandono dell’associazione da parte del Ticino. Intervistato dal Giornale del Popolo, il sindaco di Lugano Giorgio Giudici, membro del gruppo di lavoro, ha affermato che “tenere in vita la Comunità di lavoro così com’è oggi non ha senso».
Per le Province italiane che fanno parte della Regio, l’uscita del Ticino dalla Comunità di lavoro rappresenterebbe la fine dell’istituzione creata per contribuire alla collaborazione transfrontaliera. Nella sua presa di posizione il prof. Ratti, esperto di sviluppo regionale, sottolinea che sarebbe antistorico rinunciare a questa istituzione, che pur con tutti i suoi limiti ha contribuito alla realizzazione di progetti come quello dei trasporti regionali TILO, del collegamento ferroviario (in costruzione) Mendrisio-Varese-Gallarate (Malpensa) e alla collaborazione nel campo sanitario e della formazione e ricerca.
I rapporti diretti con le Regioni italiane, che per il Ticino rappresentano un partner dotato di maggiori competenze, sono necessari, ma non sostituiscono, secondo il prof. Ratti, la collaborazione con le Province: “è un’illusione – afferma il prof. Ratti – chiedere che sui problemi di tutti i giorni Milano e Torino abbiano grandi attenzioni per noi. In questa materia non si può né improvvisare, né snobbare o farci snobbare dai nostri interlocutori.”
Michele Andreoli
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