Il Ticino lascerà la Regio Insubrica?
La possibilità è stata fatta balenare dal membro del Governo ticinese Marco Borradori al termine dell’ultima riunione dell’Ufficio presidenziale della Comunità di lavoro. “La Regio deve cambiare, altrimenti tanto vale lasciarla”, ha commentato il capo del Dipartimento del territorio uscendo dalla sala riunioni dell’Istituto agrario cantonale di Mezzana, sede della Regio Insubrica.
Durante l’incontro sono state nuovamente affrontate le divergenze in merito alla figura del segretario generale Roberto E. Forte. È noto che il presidente della Regio Insubrica, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, auspica un avvicendamento. Non sono però state prese decisioni, e quindi se ne riparlerà, al più tardi in occasione dell’assemblea generale di giugno.
Il vero problema è però quello dell’incisività dell’operato della Comunità di lavoro. Le autorità ticinesi spingono da tempo per un rilancio delle attività della Regio Insubrica. L’affievolirsi della disponibilità delle autorità federali svizzere a tutelare gli interessi di un cantone periferico e di cultura minoritaria come il Ticino, mette i governanti del Cantone di fronte alla necessità prendere maggiormente l’iniziativa per creare nuove prospettive di crescita. Una maggiore integrazione con l’Insubria, una delle regioni economicamente più dinamiche d’Europa, rappresenta per l’economia ticinese una prospettiva da non trascurare.
Le autorità di Bellinzona cominciano forse a chiedersi se le province, che formano con il Cantone Ticino la Comunità di lavoro, siano il partner giusto per arrivare a dei risultati. In molti campi il Ticino dispone delle prerogative di uno stato sovrano. Le province sono entità con competenze soprattutto amministrative, che non hanno voce in capitolo su molti temi importanti, basti pensare alla vicenda dello scudo fiscale. Per il Ticino il partner istituzionale appropriato è piuttosto la Regione Lombardia. Si tratta quindi di meglio definire l’ambito in cui affrontare determinati problemi. La Regio ha ottenuto risultati apprezzabili nel campo della promozione turistica, o nella creazione di strumenti per facilitare la collaborazione a livello economico o di ricerca. Il confronto in corso sulle finalità e l’assetto organizzativo della Regio potrebbe rivelarsi una crisi salutare. Ma se la Comunità di lavoro non riuscirà a trovare la strada del rilancio, il sogno di creare, nella regione dei laghi prealpini, un polo in grado di resistere alla forza di attrazione di centri come Zurigo o Milano potrebbe rimanere tale.
Michele Andreoli
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