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Frontalieri del fumo: in Svizzera potrebbero tornare i canapai


22 novembre 2008 – 10:07Nessun Commento

Ancora una decina di giorni e poi, per numerosi italiani, potrebbero riaprirsi le porte del turismo da cannabis nella Confederazione Elvetica.Il 30 novembre, infatti, i cittadini svizzeri saranno chiamati alla urne per esprimersi su cinque quesiti referendari,tra i quali quello che chiede la depenalizzazione del consumo personale di questa sostanza e il ritorno alla sua commercializzazione all’interno dei cosiddetti “canapai”, i rivenditori svizzeri di canapa indiana. Un ritorno al passato, quindi, per commercianti e clienti che, nel 2003, hanno dovuto accettare il nuovo corso federale stabilito dall’“Operazione Indoor” e dal suo giro di vite contro la produzione e il consumo di cannabis.

 

Il Referendum Il referendum, presentato nel 2006 dal comitato “Per la protezione della gioventù dalla narcocriminalità”, chiede a Governo e Parlamento di tornare al precedente status quo depenalizzando, il consumo, la coltivazione e l’acquisito di cannabis e prevedendo una serie di norme che consentano la ripresa degli esercizi commerciali che vendevano canapa indiana. Alla base della richiesta dei promotori referendari c’è la volontà di non accomunare i consumatori di erba e fumo agli altri tossicodipendenti e sgominare, in questo modo, il traffico dello spaccio illegale. Un’iniziativa che, però, il Consiglio federale chiede agli elettori di respingere: se in Svizzera il consumo di cannabis tornasse ad essere consentito, infatti, potrebbero sorgere dei contrasti con i Paesi confinanti meno tolleranti in materia (vedi Italia, Francia e Germania) e, soprattutto, la confederazione elvetica si ritroverebbe a violare alcune convenzioni stipulate con l’Onu. Meno nette le prese di posizione in campo medico considerando che in Svizzera, dagli anni Novanta, vige la pratica dei “quattro pilastri” che garantisce, fra le altre cose, la somministrazione di eroina, a fini curativi, per ridurre i decessi fra i tossicodipendenti. Fra i più contrari alla depenalizzazione della canapa indiana ci sono però, i membri dell’ISPA (Istituto svizzero per la prevenzione dell’alcolismo e di altre tossicodipendenze): secondo loro, infatti, i consumatori di canapa non dovrebbero essere perseguiti penalmente ma, con questo provvedimento, passerebbe il messaggio che il suo consumo sia socialmente accettabile e questo potrebbe farne aumentare la domanda.

 

“Viziosa Svizzera” E proprio all’interno dei Paesi confinanti la

discussione è entrata nel vivo per il timore di avere, nella vicina Svizzera, un rivale nella lotta senza quartiere a ogni sostanza stupefacente, sia essa leggera o pesante. Grossi interrogativi sono stati sollevati, per esempio, nella provincia di Como dove gli abitanti ben ricordano come, ogni week-end fino al 2003, la dogana di Ponte Chiasso fosse presa d’assalto dai “frontalieri del fumo” che ovviavano, in questo modo, alle restrizioni italiane. Su questo punto si è espresso anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, durante il suo incontro sul Lario con i presidenti delle province lombarde: «ribadiamo che per tutte le droghe è necessaria la tolleranza zero. Quelle leggere portano infatti a quelle pesanti».

 

I quattro pilastri della prevenzione Il 30 novembre, però, dentro alla cabina elettorale i cittadini elvetici troveranno altri quattro interrogativi sui quali esprimersi con un si o un no. 
Un questito legato alla canapa indiana è quello sulle modifiche apportate il 20 marzo 2008 alla legge sugli stupefacenti; modifiche che hanno dato una base normativa allo zeitgest dei “quattro pilastri”, il decreto degli anni ’90 che aveva stabilito le linee guida elvetiche da adottare in proposito ma che, nel 2009, sarebbe scaduto. La legge, che segue l’impostazione degli ultimi decenni, mantiene l’obiettivo primario della prevenzione e dell’astinenza dalle droghe – e quindi non ha depenalizzato la cannabis né ha stralciato l’eroina dall’elenco delle sostanze proibite – ma prevede una serie di eccezioni che rendono possibile l’utilizzo di alcune droghe per uso terapeutico. I promotori del referendum, invece, chiedono l’abolizione di queste modifiche, soprattutto perché la somministrazione controllata di eroina è finanziata dall’assicurazione malattia e per il timore che l’elenco delle eccezioni possa essere esteso ad altre sostanze, come la cocaina.

 

 

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