UBS:gli USA potrebbero affondare la banca
Alan Gold, giudice del tribunale distrettuale di Miami presso il quale lunedì si aprirà il processo contro UBS, chiede al governo di indicare se è pronto a chiudere le attività dell’istituto negli USA, qualora UBS – malgrado una sentenza in questo senso – dovesse rifiutarsi di fornire i dati di 52 mila clienti americani richiesti dal fisco statunitense.
Alan Gold ha spiegato che il Dipartimento della giustizia americano ha tempo fino a domenica per rispondere alla domanda. Il tribunale di Miami potrebbe infatti ordinare il sequestro degli averi di UBS negli USA se UBS non dovesse accettare l’ingiunzione di consegnare le informazioni bancarie, o se il governo svizzero dovesse impedirle di compiere questo passo.
Ieri il Consiglio federale ha ribadito che UBS non può fornire i dati dei clienti americani all’autorità fiscale degli Stati Uniti, perché violerebbe le disposizioni relative al segreto bancario. Se necessario, ha fatto sapere l’esecutivo, il Dipartimento federale di giustizia e polizia emetterà uno specifico divieto. Sul tema è intervenuta anche la ministra dell’economia Doris Leuthard. In un discorso pronunciato ieri sera alla Camera di commercio Svizzera-USA di New York, la Leuthard ha ribadito che “gli Stati Uniti devono rispettare il diritto svizzero”.
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La lotta ai paradisi fiscali ed a coloro che ne fanno uso è certamente commendevole, ed è tanto più importante in momenti come questi, nei quali, in ogni Paese del mondo, ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte: la crisi non è solo colpa degli altri e le soluzioni non possono solo essere demandate ad altri.
Ma l’idea che un atto d’imperio possa essere sufficiente a modificare comportamenti che richiedono, sia nei cittadini-contribuenti, sia negli Stati esattori, una cultura diversa del risparmio e della finanza, non è solo velleitaria: è inutile.
P.S.: ma davvero qualcuno pensa che UBS possa chiudere perchè “espulsa” dagli U.S.A.?