UBS-USA: trovato l’accordo
I dettagli dell’intesa extragiudiziale verranno affrontati la prossima settimana
L’UBS e il fisco statunitense hanno trovato un accordo extragiudiziale nella vertenza che li vede opposti da mesi. Lo ha annunciato l’avvocato del Dipartimento della giustizia americano, Stuart Gibson. I dettagli dell’intesa verranno discussi ulteriormente. Il giudice Alan Gold ha infatti convocato un nuovo appuntamento telefonico per venerdì prossimo. Oggi si è tenuta una seconda conferenza telefonica, durata pochi minuti, in cui il magistrato competente ha interrogato le parti in causa. La Svizzera era rappresentata dai dipartimenti federali di giustizia e polizia (DFGP), degli affari esteri (DFAE) e delle finanze (DFF). In una nota diffusa nel pomeriggio, il DFGP e il DFAE affermano che per il momento non è possibile fornire informazioni più dettagliate sull’intesa dato che le trattative “sono soggette al vincolo di segretezza”. Nel caso non si fosse giunti ad un accordo, il processo si sarebbe aperto lunedì a Miami. Le autorità USA chiedevano alla banca di consegnare i dati di 52′000 clienti sospettati di evasione fiscale.
Una vertenza anche politica
Le udienze avrebbero dovuto iniziare il 13 luglio scorso ma, su richiesta della banca, del Consiglio federale e dal fisco americano (l’Internal Revenue Service – IRS), il giudice Gold aveva accettato di posticiparle al 3 agosto. Ora il processo è quindi de facto nuovamente rinviato (al 10 agosto). Esso verrà comunque aperto solo se gli Stati uniti, attraverso il Dipartimento federale della giustizia, e la Confederazione non dovessero ratificare l’accordo extragiudiziale comunicato oggi. La vertenza, che inizialmente era solo tra l’IRS e l’UBS, aveva poi assunto una dimensione politica. Giuridicamente la Confederazione si è comunque sempre espressa solo in qualità di “amicus curiae”. Con questa espressione ci si riferisce a chi, pur non essendo parte in causa, offre volontariamente informazioni alla corte su un aspetto della legge o su altre questioni inerenti il caso, per aiutare il tribunale a decidere. Il Consiglio federale aveva più volte fatto sapere che UBS non può fornire i dati perché violerebbe le disposizioni relative al segreto bancario. Se necessario il Dipartimento federale di giustizia e polizia si era detto pronto ad emettere uno specifico divieto, anche se ciò potrebbe creare tensioni con Washington. La posta in gioco era alta: il tribunale avrebbe infatti potuto ordinare il sequestro degli averi di UBS negli Stati Uniti.
Sale il titolo in Borsa
Subito dopo l’annuncio dell’accordo il titolo UBS è schizzato verso l’alto fino a un massimo di 15,94 franchi, per chiudere poi a 15,61 franchi (+3,93%).
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