Cannabis legale? In Svizzera domenica referendum per decidere
La Svizzera sta votando, in quete ore, pro o contro la liberalizzazione delle droghe leggere. Secondo i sondaggi, i NO dovrebbero prevalere. Infatti, non basta la semplice maggioranza dei votanti. Trattandosi di una modifica costituzionale, l’iniziativa deve infatti ricevere anche l’avvallo della maggioranza dei cantoni. E’ dunque probabile che le regioni rurali, tradizionalmente più conservatrici, boccino la proposta.
Per ora, le uniche vetrine che attirano lo sguardo dei passanti sono quelle di sempre: pasticcerie invase da Babbi Natale di cioccolato, boutique sfavillanti, gioiellerie da Mille e una notte. Da lunedì prossimo, però, il panorama del centro di Lugano potrebbe cambiare in modo radicale. «Non subito, ovvio; prima, eventualmente, bisognerà attendere che la modifica costituzionale sia tradotta in legge», specifica Sergio Savoia, presidente dei Verdi ticinesi. Eventualmente.
Nel caso in cui, domenica, si verifichi quello che per il deputato Savoia (pro) è un’ipotesi «improbabile », e per il consigliere di Stato e «ministro di Giustizia» cantonale Luigi Pedrazzini (contro) è «un risultato ancora in bilico». Perché la Svizzera, domenica, vota. Su 5 quesiti referendari, tra cui una proposta di iniziativa popolare intitolata «Per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani». Nel concreto, una modifica della Costituzione con la depenalizzazione di acquisto e coltivazione (per uso personale), consumo e detenzione di marijuana. Un referendum che, spiega Savoia — i Verdi, insieme a Socialisti, Partito Liberale-Radicale e alcuni esponenti del Ppd (i popolari democratici di Pedrazzini), sono schierati a favore; nettamente contrari Udc e Partito evangelico — «se approvato, taglierebbe le gambe al mercato nero, dato che la vendita della cannabis sarebbe gestita dallo Stato. Come già avviene per altre “droghe legali”: tabacco, alcol…». Insomma, «canapa-shop» accanto alle boutique. E, nel caso di Lugano, a una manciata di chilometri dal confine. Un caso che ricorda la recente polemica nei Paesi Bassi, dove alcuni comuni di frontiera hanno deliberato la chiusura dei coffee shop, esasperati dal flusso di «fumatori » da Belgio, Francia e Germania.
In Svizzera, il 28% della popolazione tra i 15 e i 39 anni ha fatto uso di canapa almeno una volta. «Su 7 milioni di abitanti abbiamo 600.000 consumatori — commenta Savoia —; il livello di accettazione sociale è altissimo». Eppure, l’esito della consultazione è tutt’altro che scontato. «L’iniziativa popolare richiede una doppia maggioranza, non solo il 51% dei voti ma anche una maggioranza tra i cantoni». Sulla mappa dei sì e dei no, Savoia e Pedrazzini concordano: a favore grandi città e Svizzera tedesca, contrari aree rurali e cantoni più «tradizionalisti », tra cui il Ticino. «Qui — ammette il deputato verde — gioca molto la paura di un flusso di “turisti” transfrontalieri». Perché c’è un precedente che, su questa sponda del lago di Lugano, inquieta non poco: i famigerati «canapai». Una liberalizzazione de facto della vendita di prodotti a base di canapa indiana. Un commercio che, tra 2000 e 2003, «attirò una pressione fortissima da Lombardia e Piemonte, con situazioni problematiche per l’ordine pubblico», ricorda Savoia. «La produzione e la vendita aumentarono in maniera esponenziale, il mercato italiano spingeva — commenta Pedrazzini —. Temo che se la proposta passerà, saremo un’”isola” di depenalizzazione al centro di un’Europa più rigida. E come responsabile della sicurezza, questo “ritorno al passato” mi preoccupa».
È pur vero che, come ha scritto il Corriere del Ticino, un sì «non equivarrà al rilascio di un assegno in bianco; lo Stato sarà chiamato a porre una serie di condizioni a livello legislativo ». Il comitato «Per la protezione della gioventù contro la narcocriminalità», promotore del referendum (oltre 105mila firme presentate), ha già stilato una serie di proposte. Età minima per l’uso: 18 anni. Tra le ipotesi, un «marchio di qualità» con valore limite di Thc («dal 15-20% vorremmo riportarlo al 3%», spiega Savoia); e per l’acquirente, spunta un obbligo di domicilio in Svizzera. I «pendolari della canna» sono avvertiti: il voto potrebbe non bastare.
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