Prima bocciatura per la “Lex USA”
Nonostante il sostegno a sorpresa del Consiglio degli Stati e quello giunto ieri dall’Associazione delle banche estere presieduta dal ticinese Alfredo Gysi, oggi il Nazionale ha chiaramente bocciato la cosiddetta “Lex USA”, la legge urgente voluta dal Governo federale per permettere alle banche di collaborare con le autorità statunitensi senza violare il diritto elvetico. Con 126 voti contro 67 (e 2 astenuti) la Camera bassa elvetica rispedisce al Senato il dossier. Un secondo rifiuto affosserebbe definitivamente il progetto voluto dalla Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf.
Ai parlamentari elvetici l’accordo con gli Stati Uniti in materia fiscale è parso una forzatura, un’imposizione che non si son sentiti di accogliere, contrariamente a quanto avvenuto, invece, al Senato. Con 126 voti vontrari, 67 favorevoli e due astenuti la Lex USA è andata temporaneamente a fondo, rispedita al Senato per una seconda tornata di discussione. Qualora il Consiglio degli Stati dovesse confermare i propri favori al dossier e il Nazionale lo bocciasse nuovamente per la Lex sarebbe la fine.
Il clima era pesante e lo si sapeva. Non è bastato il sostegno giunto ieri dall’Associazione delle banche estere presieduta dal ticinese Alfredo Gysi, già CEO di BSI e “inventore” del sistema di tassazione Rubik. Il nazionale ha detto no con socialisti, liberali radicali e democratici di centro compatti. La Ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha ammonito i contrari circa i rischi connessi ad una bocciatura. In pericolo sarebbe addirittura la sopravvivenza di alcuni istituti finanziari. Ma per gli oppositori a pesare è stata anche l’assenza di dettagli del programma di Washington in caso di un “sì” all’intesa. Soprattutto si è voluta evitare la creazione di un precedente che inducesse poi altri paesi, o l’Unione Europea, ad esercitare pressioni analoghe sulla Svizzera.
Red.
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