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La Lex Fox Town fa torcere il naso…

31 gennaio 2014 – 15:07Nessun Commento

(foto Infoinsubria)

Non ha suscitato grandi entusiasmi la cosiddetta Lex Fox Town, la revisione dell’Ordinanza sulla legge sul lavoro che consentirebbe di mantenere aperti i centri commerciali a valenza turistica della Svizzera. In sede di consultazione – conclusasi oggi – anche la Federazione svizzera del turismo s’è dichiarata poco convinta della misura, nata, di fatto, unicamente per regolarizzare la situazione dell’outlet di Mendrisio.

L’apertura domenicale dei centri commerciali nelle regioni turistiche o di confine non ha riscosso grande successo in sede di consultazione. Una consultazione varata dalla Confederazione e conclusasi oggi con una serie di pareri alquanto freddini. Addirittura anche la Federazione svizzera del turismo (FST) si è dichiarata scettica sulla proposta revisione dell’Ordinanza sulla legge sul lavoro proposta dal parlamentare ticinese Fabio Abate e votata da entrambe le camere federali. E` la cosiddetta “Lex Fox Town”, concepita proprio per salvare le aperture domenicali dell’outlet di Mendrisio. E forse è proprio questo aspetto ad aver maggiormente disturbato chi sulla modifca legislativa si è espresso. La FST, ad esempio, da un lato, ammettendo che in Svizzera si registra una forte crescita del numero di ospiti essenzialmente facoltosi con un elevato consumo di articoli di lusso, accoglie favorevolmente la volontà di meglio adattare i mezzi del settore turistico di fronte a questa clientela. Dall’altro, però, ritiene essenziale non creare diversità di trattamento fra le varie realtà di commercio presenti nel Paese. Con la Lex Fox Town, infatti, usufruirebbero della possibilità di tenere aperti i negozi la domenica unicamente alcuni grandi centri commerciali – purché propongano articoli di lusso e la loro clientela sia innanzitutto straniera – mentre i piccoli negozi nelle località turistiche dovrebbero rimanere chiusi. Eppure, a detta della FST, sono proprio questi negozietti a contribuire allo charme di molte destinazioni turistiche elvetiche. Analoga e ancor più contraria è la posizione del Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB) – che rappresenta gli interessi di circa 700 comuni, 30 regione turistiche e 100 organizzazioni agricole e commerciali – che respinge a sua volta il progetto di revisione.

Un appoggio incondizionato alla modifica di Legge giunge, invece, dall’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) per la quale si tratta di un contributo essenziale alla deregolamentazione, che tiene conto dei profondi mutamenti nel settore turistico. L’Usam, comunque, chiede che l’espressione “centro commerciale” sia utilizzata nel suo senso più ampio, così da autorizzare anche l’apertura dei negozi situati nelle immediate vicinanze.

Il Canton Grigioni, turistico per eccellenza, chiede che l’allentamento sia applicato non soltanto ai centri commerciali, ma a tutti i negozi di una regione turistica.

Red.

 

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