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Morte e cremazione, a Varese è record

23 maggio 2013 – 11:572 Commenti

Ambrogio Vaghi e Ivo Bressan (foto Nanto)

Cremati superano seppelliti. Per la prima volta nella storia, a Varese il numero di chi ha deciso di farsi bruciare ha battuto chi invece ha preferito la tradizionale tumulazione. Il sorpasso è avvenuto nell’anno 2012, quando i cremati residenti nel capoluogo sono stati 482 contro i 444 finiti sotto terra. Un dato che incenerisce ogni record e pone la Città Giardino in testa alle città italiane per percentuale di cremazione.

Milano e Torino hanno numeri simili, ma sono gonfiati dal dato di chi muore, per esempio, in ospedale ma non è residente in quelle città. Quello di Varese, invece, è un numero che non necessita alcuna “tara”. E che dice come la pratica della cremazione si sia ormai sdoganata, rispetto a pochi anni fa quando era vista come qualcosa di inedito. “In Italia – spiega Ivo Bressan, presidente della Socrem – il dato è fermo al 9%, mentre in Lombardia si sale al 24%. A Varese è record”. Un’altra novità riguarda la dispersione delle ceneri. Un socio su sette di Socrem ha scelto di utilizzare la possibilità prevista dalla legge. In più si può anche decidere dove farsi disperdere: c’è chi optato per la tradizione, come il Campo dei Fiori, il Sacro Monte e il Lago Maggiore. Chi invece ha espresso la volontà di essere portato col coniuge nel luogo in cui ci si è conosciuti. Addirittura in un caso le ceneri saranno portate in India. A spese, chiaramente, dell’incenerito. La cosiddetta dispersione deve essere richiesta per iscritto dal richiedente mentre è ancora in vita, quando invece per la cremazione è sufficiente esprimere la volontà ai parenti. Sempre che questi, una volta morto, la seguano.

“Con una tessera annuale al costo di 10 euro – afferma ancora Bressan – garantiamo le volontà del defunto senza dover passare da un notaio”. Ma anche in caso di sottoscrizione, può capitare di non poter riposare in pace. Tutt’altro. E’ capitato, infatti, che un defunto socio della Socrem sia stato seppellito. Cos’è successo? “Un figlio e la moglie – racconta il presidente di Socrem – lo hanno tumulato, mentre l’altro figlio voleva seguire il desiderio di cremazione. Dopo 14 anni e il ricorso in Cassazione, siamo riusciti a eseguire le sue volontà: abbiamo disseppellito la salma e a bruciato i resti”.

Quella della cremazione è una scelta di “vita”, ma anche di politica locale e risparmio: “Nei cimiteri non c’è più posto – dice il consigliere Ambrogio Vaghi – e quindi i Comuni hanno iniziato a incentivare questa pratica. Basti pensare a come una bara occupi un ingombro pari a 50 urne cinerarie. A Varese c’è uno sconto del 50%, senza contare tutte le spese accessorie: dagli anni di “affitto” del terreno al costo della bara, del vestito, eccetera”. In più la Socrem offre anche un servizio di addio: “Alcuni nostri consiglieri hanno svolto dei corsi per i riti di commiato. Si tratta di un momento intimo di saluto del caro estinto. Ci teniamo molto perché il luogo del forno non deve essere trasformato in mero incenerificio”.

Nicola Antonello

 

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2 Commenti »

  • Mike Colombo scrive:

    Scusate, ma io sono iscritto a Socrem e vorrei sapere se questo “record” vale solo per la città di Varese o per la provincia.

  • carlo siffredi scrive:

    buon giorno,
    ho letto il Vostro articolo…….per la precisione : secondo la LEGGE dello STATO italiano NON E’ NECESSARIO ANDARE DAL NOTAIO PER LA DICHIARAZIONE DELLA VOLONTA’ DI DISPERSIONE. Per quanto riguarda l’atto della cremazione idem, la storia della famiglia che non ha rispettato la volontà del defunto è una storia ormai datata e viene “riesumata” per giustificare l’iscrizione all’Associazione……………..per quanto riguarda la dispersione sarebbe interessante verificare che contenitori vengono usati e, se non biodegradabili, come vengono smaltiti………..
    a disposizione
    siffredi

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