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L’Italia verso un nuovo “scudo fiscale”?

28 gennaio 2014 – 16:31Un Commento

(Immagine cc piotr zygulsky)

L’arrivo giovedì a Berna del Ministro italiano dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni per un incontro con le autorità elvetiche potrebbe essere meno sereno di quel che si vorrebbe far credere. Roma, infatti, starebbe pensando ad una nuova amnistia fiscale, la quarta dopo gli “scudi” del 2001, 2003 e 2009. Inquietudine per la piazza finanziaria svizzera.

L’Italia sarebbe concretamente pronto ad applicare un nuovo scudo fiscale, il quarto le cui peculiarità, però, fanno temere ben più dei tre precedenti. Secondo quanto trapela, gli evasori non saranno semplicemente amnistiati, ma dovranno pagare le imposte pregresse dovute ed una multa. Secondo quanto riporta oggi il Tages Anzeiger, sono due le tariffe previste, una delle quali preoccupa la piazza luganese: gli evasori che rimpatrieranno i loro capitali in Italia o in uno degli stati UE vedranno la loro multa ridotta della metà. Ma se lasceranno i loro averi in Paesi considerati paradisi fiscali (come lo è la Svizzera, secondo l’Italia), lo “sconto” sarà solo del 25%. Inoltre l’evasore dovrà autorizzare la banca a trasmettere automaticamente i dati al fisco italiano.

Gli istituti bancari elvetici, e quelli ticinesi in particolare, temono una vera ed immediata emorragia di capitali, sebbene l’ammontare delle multe ancora non sia noto. Il rimpatrio in massa di capitali sembra un’eventualità più che concreta.

L’avvocato ticinese esperto in questioni fiscali Paolo Bernasconi riferisce al Tages Anzeiger di stimare che l’amnistia potrebbe interessare il 20% degli averi nascosti. L’autodenuncia concerne i fondi celati prima della fine del 2013 e copre un periodo di dieci anni.

Per ora le banche svizzere sono assai prudenti nei loro commenti, forse perchè ancora si spera in un negoziato che consenta di legare l’amnistia ad una forma di imposta alla fonte, consentendo così di garantire l’anonimato degli evasori. Un’ipotesi, quest’ultima, più volte scartata da Roma. Non è, però, escluso che l’Italia, in fondo, si presti alla ricerca di soluzioni meno rigide, temendo la fuga dei capitali verso altri paradisi fiscali.

Per Berna lo scoglio del prossimo scudo è importante, tanto più che la nuova ventilata amnistia dovrebbe restare in vigore fino al 2015, in attesa dell’applicazione di un accordo ancora in via di negoziazione che dovrebbe finalmente consentire una ritrovata cooperazione fra i due Paesi.

Lo scudo fiscale del 2009 aveva riportato alla luce 100 miliardi di euro, facendone incassare cinque all’erario italiano.

Red.

 

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